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Degenera il Derby Capitale: Un Passo Indietro di Quattro Decenni Rispetto alla Cultura Sportiva

In SPORT
Gennaio 15, 2024
Gabriele Paparelli Denuncia la Spirale di Violenza che Insanguina la Tradizione Calcistica Romana

Una città divisa a metà, non solo dalla rivalità sportiva ma anche dall’eco assordante della violenza che troppo spesso si impadronisce degli eventi calcistici: è questo lo scenario che emerge dalle parole di Gabriele Paparelli, intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1 per commentare gli scontri avvenuti durante l’ultimo derby Roma-Lazio di Coppa Italia.

Le immagini di tifosi che si scontrano, gli echi di sirene e le tristi cronache di feriti hanno riportato in superficie il ricordo di Vincenzo Paparelli, padre di Gabriele, tragicamente scomparso 40 anni fa, in un episodio simile di insensata violenza che ancora oggi infesta gli spalti dell’Olimpico.

Gabriele Paparelli, con la voce di chi ha pagato un prezzo incalcolabile all’estremismo calcistico, evoca un appello alla ragione e alla responsabilità civica. “I calciatori devono essere d’esempio, ma gli scontri a cui abbiamo assistito sono inaccettabili,” afferma Gabriele, che pur riconoscendo il grande passo avanti fatto negli anni in termini di maturazione delle tifoserie, non può nascondere il dolore per la recrudescenza di atti barbarici che contraddicono lo spirito stesso dello sport.

La violenza striscia ancora sotto la pelle di una tifoseria troppo spesso trasportata da passioni estreme che sfociano in azioni violente. “Non voglio credere che ci sia l’estremismo politico dietro a questi atti,” sottolinea Paparelli, “allo stadio si va per sostenere la propria squadra, tutto ciò che supera questo semplice gesto rischia di sfociare in tragedia.”

E le tragedie sono state davvero sfiorate: un tifoso ha perso l’orecchio, un altro è stato accoltellato, tristi eventi che suscitano indignazione e interrogativi su come sia possibile che un evento sportivo possa tramutarsi in campo di battaglia.

Oltre a fare luce sulla situazione attuale, Paparelli rilancia la palla alle istituzioni e alla società civile: è fondamentale lavorare sull’educazione alle nuove generazioni, trasmettendo quei valori di rispetto, lealtà e spirito sportivo che dovrebbero caratterizzare non solo il calcio, ma ogni competizione.

“Una partita si può vincere o perdere, ma sempre a testa alta,” conclude con una nota di speranza e una richiesta implicita Paparelli: che il campo resti un luogo di incontro e non di conflitto, un luogo dove la rivalità è solo un pretesto per gioire insieme dell’amore per il calcio. Alla società romana, e a quella italiana tutta, l’arduo compito di rendere questa speranza una realtà duratura.