L’Italia degli ultimi anni ha visto una significativa trasformazione nel panorama dei suoi spazi esterni, soprattutto in aree urbane dove bar, ristoranti e altri esercizi pubblici hanno esteso i loro confini all’aperto. Informazioni recenti indicano che, dal 2020, è stata registrata l’installazione di circa 180 mila nuovi tavolini, dislocati su quasi 750 mila metri quadri di nuovi dehors. Questa espansione, testimoniata dalla Fiepet (Federazione Italiana Esercenti Pub, Esercizi e Turismo) Confesercenti, rispecchia un cambiamento sostanziale nelle abitudini sociali e nella configurazione dei nostri centri urbani.
La popolarità di queste nuove aree ricreative e di ristorazione è confermata da un sondaggio effettuato da Swg alla fine del 2023, che riporta una valutazione positiva da parte di tre italiani su quattro. Nondimeno, la stabilità di questa trasformazione è sotto la spada di Damocle delle normative temporanee, con una clausola critica in arrivo: metà dei nuovi spazi potrebbe essere compromessa dalla scadenza, il 31 dicembre, delle deroghe introdotte per affrontare l’emergenza Covid-19.
L’audizione di Fiepet alla Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati ha lanciato un allarme riguardo alla necessità di una normativa permanente. Attualmente, il ricorso a misure provvisorie ha garantito una soluzione temporanea, ma non una solida infrastruttura legislativa su cui fare affidamento a lungo termine. La proposta di legge in discussione, secondo la Federazione, rappresenterebbe la soluzione più coerente e complessiva, mirata a bilanciare esigenze di sicurezza, ordine pubblico e decoro urbano con le aspettative di cittadini e imprenditori.
Il dibattito in corso porta alla luce una questione più ampia sul ruolo e l’importanza degli spazi pubblici e la loro gestione. La riorganizzazione e l’ampliamento dei dehors non è soltanto una risposta alla necessità imposta dalla pandemia, ma si iscrive in una visione più estesa del diritto alla città e dell’uso dello spazio urbano. Questo fenomeno solleva interrogativi sull’equilibrio tra l’accessibilità pubblica e l’uso commerciale degli spazi, la sostenibilità ambientale delle scelte urbanistiche e l’impatto sociale dell’estensione degli spazi privati in aree comuni.
In questa fase critica, si delineano dunque due principali necessità: la realizzazione di una normativa chiara e definitiva che secerni i contorni legali e operativi dei dehors, e un’amministrazione urbana che sappia incoraggiare e supportare un’evoluzione organica e rispettosa delle dinamiche cittadine.
Il futuro dei dehors in Italia è intriso di possibilità tanto quanto di sfide. Un’integrazione successiva di strategie a lungo termine potrebbe certamente contribuire alla rinascita e rivitalizzazione degli ambienti urbani, rendendo le città italiane non solo più belle esteticamente, ma anche più vivibili e inclusivamente attraenti. La soluzione risiede nella capacità di convergere interessi commerciali e benessere collettivo in una sintesi operativa e normativa che rispecchi i nuovi ritmi di vita pubblica.
