DAVOS – Mentre l’élite globale si riunisce per la 54esima edizione del World Economic Forum nella pittoresca cittadina svizzera di Davos, alcuni nomi noti emergono non tanto per la loro presenza ufficiale, ma per gli incontri riservati e le attività d’interesse parallelo che si svolgono nei corridoi innevati di questa vetrina dei potenti.
Tra i personaggi più discussi figura l’ultraliberista argentino Javier Milei, che dopo aver assunto recentemente la carica presidenziale nel suo Paese, rappresenta una presenza magnetica al Forum. È atteso un suo “special address”, un monologo sullo scottante tema della frammentazione globale che, senza dubbio, susciterà interesse e dibattitto tra gli osservatori internazionali e i partecipanti al WEF.
Il riflettore della curiosità cade anche su Jared Kushner, ex consigliere e genero dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Kushner, nonostante non compaia nell’elenco ufficiale degli invitati, è noto per la sua presenza grazie al suo fondo di investimento Affinity Partner. La sua società ha avuto significativi legami finanziari con il fondo di investimento pubblico saudita, soprattutto durante il turbolento periodo della presidenza Trump – un dettaglio che non è passato inosservato agli occhi dei media e dei politici.
Anche il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman rappresenta una figura attesa a dispetto della sua assenza nel programma ufficiale. Le voci sui suoi incontri e sulle intenzioni della nutrita delegazione saudita hanno acceso l’ambiente del WEF con speculazioni e previsioni riguardo gli accordi che potrebbero essere negoziati dietro le quinte.
Altri incontri d’importanza segnati nelle agende di Davos includono discussioni tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Jamie Dimon, il CEO di JP Morgan Chase. In un momento chiave per l’Ucraina, l’incontro si prevede abbia al centro l’argomento delicato e cruciale dei fondi necessari per la ricostruzione del Paese in guerra.
Nonostante la neve di Davos possa sembrare inviolabile, le narrazioni e le strategie forjate dentro e fuori le sale ufficiali scalderanno certamente gli animi e guideranno le discussioni su un palcoscenico mondiale che ha sempre più gli occhi puntati sul gioco di potere e influenza che permea l’evento annuale.
Come da tradizione, quindi, non sono solo i panel e i discorsi a catturare l’attenzione del WEF: sono gli incontri non segnalati, i corridoi riservati e il sottobosco degli affari privati a definire la vera essenza di Davos, dove i “cattivi ragazzi” si muovono nella penombra progettando il futuro attraverso una rete di interessi economici e politici la cui complessità è spesso solo intuibile.
