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Il Caro-Prezzo dell’Insostenibilità: L’Italia e i Sussidi Ambientalmente Dannosi

In ECONOMIA
Novembre 15, 2024

Durante il 2023, l’Italia ha destinato l’esorbitante cifra di 78,7 miliardi di euro in sussidi che hanno un impatto negativo sull’ambiente. Questi fondi, indirizzati in gran parte verso settori che perpetuano la dipendenza dalle fonti fossili, rappresentano il 3,8% del Pil nazionale e sono solo un segmento dei 383,4 miliardi spesi nell’ultimo decennio per simili finalità. Questi dati emergono dal report “Stop sussidi ambientalmente dannosi”, presentato da Legambiente nel corso della COP29 di Baku, e giungono in un momento cruciale per la salute del nostro pianeta.

Il settore energetico continua a essere il maggior beneficiario di questi sussidi, con 43,3 miliardi di euro assegnati nel 2023, evidenziando un incremento delle assegnazioni non legate a emergenze, che sono salite da 8 a 10 miliardi di euro nel corso dell’ultimo anno. Altri settori notevolmente finanziati includono l’edilizia, con 18 miliardi di euro, l’agricoltura, con 3,2 miliardi, e il comparto di trasporti con 2,1 miliardi, evidenziando la vastità e la diversità delle aree influenzate da tali fondi.

Considerando la categoria dei sussidi emergenziali, nel 2023 sono stati erogati 33 miliardi per il settore energetico e 374 milioni di euro per i trasporti. Se questi fondi emergenziali fossero stati investiti, anche solo parzialmente, in energie rinnovabili, avrebbero potuto generare 13,3 Gw di potenza e produrre 30 TWh di energia pulita. Tale quantitativo avrebbe coperto il fabbisogno di 12 milioni di famiglie italiane, riducendo significativamente la dipendenza nazionale dal gas e generando un risparmio annuo notevole.

Analizzando più a fondo, Legambiente individua nella sua ricerca 119 voci di sussidi dannosi, ritenendo che circa 25,9 miliardi di euro possano essere ridistribuiti efficacemente o completamente eliminati entro il 2030. L’appello all’attuale Governo Meloni è chiaro: utilizzare la prossima Legge di Bilancio per eliminare immediatamente i sussidi più nocivi, inclusi quelli per trivellazioni petrolifere, il mercato di capacità e le caldaie a gas.

L’importanza di redirezionare questi fondi non risiede solo nella mitigazione delle modifiche climatiche, ma anche nel potenziale di rilancio economico e sociale che una transizione ecologica può rappresentare. Investire in energie rinnovabili non solo contribuisce a un ambiente più sano, ma stimola anche l’innovazione, la competitività industriale e la creazione di nuovi posti di lavoro, alimentando un ciclo virtuoso di crescita sostenibile.

In un’epoca dove la sostenibilità diventa sempre più una priorità inderogabile, l’Italia si trova a un bivio. I dati di Legambiente, esposti in una sede tanto significativa quanto la COP29, sono un monito e un’opportunità: una chiamata alle armi per il Governo e per il sistema economico del paese per ripensare profondamente all’allocazione delle risorse e all’impatto delle scelte odiere sul domani della nostra società. Le scelte che faremo oggi definiranno la qualità della vita delle future generazioni e la responsabilità di queste decisioni è grande quanto le cifre investite in queste pratiche insostenibili.