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Il Decreto Aree Idonee: Ostacolo Nascosto per le Energie Rinnovabili?

In ECONOMIA
Giugno 12, 2024

In un periodo storico in cui la transizione energetica dovrebbe ricevere spinta e sostegno incondizionato, il Decreto Aree Idonee sembra delinearsi non come un acceleratore, ma piuttosto come un freno per il settore delle energie rinnovabili in Italia. Greenpeace, Legambiente e Wwf hanno espresso un profondo disagio per le recenti disposizioni legislative, definendole una seria minaccia alle politiche climatiche, nonché un ostacolo per l’indipendenza e la sicurezza energetica del nostro paese.

Solo poche settimane dopo l’adozione del decreto-legge sull’Agricoltura, che ha impostato limitazioni rigide al fotovoltaico in aree agricole, il nuovo decreto sull’individuazione delle aree idonee sembra compiere un ulteriore, e forse inaspettato, passo indietro. Il testo approvato lascia largamente autonomie alle regioni nella selezione di queste zone, complicando notevolmente il panorama autorizzativo per l’impiantistica rinnovabile. L’assenza di una linea guida omogenea è destinata a generare un mosaico di normative regionali, provocando ulteriore frammentazione e incertezza.

Un elemento criticato con particolare veemenza dalle associazioni ambientaliste è la discrezionalità assegnata alle Regioni riguardo l’instaurazione delle fasce di rispetto intorno ai siti culturali, potendo estendersi fino a 7 chilometri. Tale misura sembra ignorare le reali necessità di protezione del patrimonio senza interferire eccessivamente con lo sviluppo delle rinnovabili. Ancora più controversa è la rimozione dell’articolo 10, eliminando le garanzie per i procedimenti autorizzativi già messi in moto, potenzialmente invalidando diritti già accordati e introducendo un elemento di forte incertezza per gli investitori.

Il decreto impone anche un carico burocratico notevole, prevedendo dilazioni che possono estendersi per oltre un anno prima che ogni forma di controllo o correzione sia eventualmente imposta dal Mase (Meccanismo di adeguamento per un sistema energetico efficiente). Questo potrebbe tradursi in ritardi significativi nella realizzazione di nuovi projetti di energia rinnovabile, a discapito degli obiettivi nazionali e comunitari di riduzione delle emissioni.

È indubbio che l’Italia si trovi di fronte a un bivio energetico critico. Da un lato, la necessità di accelerare l’adozione delle energie pulite per contrastare il cambiamento climatico e ridurre la dipendenza da fonti fossili importate; dall’altro, la realtà di un percorso legislativo che sembra complicare anziché semplificare questo passaggio vitale.

L’invocazione delle associazioni ambientaliste è chiara: è urgente un ripensamento dei criteri e delle modalità con cui vengono stabilite le aree idonee per l’installazione di impianti rinnovabili. Solo così potremo sperare di mantenere l’Italia sulla rotta giusta verso un futuro energetico sostenibile e sicuro. In definitiva, affrontare queste sfide normative non sarà solo una vittoria per l’ambiente, ma anche un fondamentale passo avanti nella garanzia di un sistema energetico resiliente e affidabile per le future generazioni.