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Irpinia Sannio, Aree interne, Unimpresa sfida i Comuni: “Meno tasse per tenere aperte le imprese”

In AVELLINO, BENEVENTO, CAMPANIA, POLITICA
Settembre 21, 2026
Irpinia e Sannio, l’associazione propone una riduzione strutturale di TARI, Canone Unico Patrimoniale e altri tributi locali. Sica: “Ogni serranda aperta è un presidio contro lo spopolamento”.

Una fiscalità comunale più leggera per sostenere le attività economiche e contrastare lo spopolamento delle Aree interne. È la proposta lanciata da Unimpresa Irpinia Sannio ai Comuni dell’Irpinia e del Sannio, con l’obiettivo di intervenire sul peso di TARI, Canone Unico Patrimoniale e altri tributi locali che gravano su commercianti, artigiani, imprese turistiche e servizi.  L’associazione chiede una riduzione strutturale e progressiva della fiscalità locale, accompagnata dall’abolizione o dalla revisione di alcune micro-voci ritenute particolarmente penalizzanti per le piccole attività. Una proposta che, nelle intenzioni di Unimpresa, dovrebbe diventare parte di una strategia più ampia per sostenere l’economia dei piccoli Comuni e fermare la progressiva desertificazione commerciale. Secondo le stime elaborate dall’associazione, tra Avellino e Benevento le attività economiche verserebbero complessivamente circa 40 milioni di euro l’anno tra TARI, Canone Unico Patrimoniale e tributi minori. Un carico che, sostiene Unimpresa, risulta particolarmente significativo nei territori caratterizzati da una bassa densità imprenditoriale, dove la riduzione della base produttiva rischia di far ricadere costi crescenti su un numero sempre più ristretto di imprese.  “Non possiamo più permettere che le attività delle Aree interne paghino un prezzo fiscale sproporzionato rispetto a quello che producono e rappresentano per il territorio”, sottolinea il presidente vicario di Unimpresa Irpinia Sannio, Libero Sica. “Ogni serranda che resta aperta in un piccolo Comune vale infinitamente più del suo fatturato. È un presidio di comunità, un argine allo spopolamento”.   Tra le proposte avanzate figura una riduzione del 30% della TARI per le attività economiche.  Unimpresa stima che una misura di questo tipo potrebbe determinare, nell’arco di tre anni, un aumento del tasso di sopravvivenza delle imprese compreso tra il 12 e il 15%. L’associazione propone inoltre di eliminare il Canone Unico Patrimoniale per alcune micro-occupazioni e per le insegne commerciali.   La questione, secondo Sica, non riguarda soltanto il rapporto tra imprese e Comuni, ma il futuro stesso dei territori. “Ridurre le tasse comunali non è un favore alle imprese, è un investimento su chi ha scelto di restare”, afferma il presidente vicario.   Unimpresa annuncia inoltre la predisposizione di un dossier tecnico destinato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e all’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Campania. Il documento dovrebbe contenere dati, simulazioni e proposte normative per definire un modello di fiscalità locale specificamente orientato alle Aree interne.  La sfida, dunque, passa ora ai Comuni. L’obiettivo indicato dall’associazione è costruire una fiscalità capace di sostenere chi investe e lavora nei piccoli centri, considerando la presenza di un’attività commerciale non soltanto come una voce economica, ma anche come un servizio essenziale per la comunità.  “Le Aree interne non chiedono privilegi – conclude Sica – ma equità e la possibilità di competere ad armi pari. La fiscalità locale deve smettere di essere un ostacolo e diventare un alleato”.

di Marco Iandolo