Il mercato del lavoro in Italia si prepara ad affrontare una sfida importante nei prossimi cinque anni. Secondo il recente rapporto elaborato dal Sistema informativo Excelsior, realizzato in collaborazione tra Unioncamere e il Ministero del Lavoro, tra il 2024 e il 2028 potrebbe manifestarsi una richiesta complessiva di occupati che oscilla tra i 3,1 e i 3,6 milioni di persone, a seconda delle proiezioni macroeconomiche adottate nell’analisi.
Lo scenario delineato si compone sia di posti di lavoro destinati a sostituire il personale in uscita dal mercato, sia di nuovi potenziali posti di lavoro creati nell’economia. I numeri, seppur ampi, variano significativamente tra le proiezioni pessimistiche e ottimistiche, attestandosi su una crescita dello stock occupazionale che può spaziare da 238mila a 722mila nuovi impieghi.
Una variabile determinante sarà il concreto impatto delle iniziative legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tra le previsioni, si stima che circa 2,9 milioni di occupati usciranno dal mercato del lavoro entro il quinquennio, con le sostituzioni che rappresenteranno l’80% della richiesta prevista in uno scenario positivo, arrivando fino al 92% in uno scenario negativo.
La situazione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro rimane una questione prioritaria per l’agenda economica del Paese. Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha evidenziato come il mismatch costi all’Italia circa il 2,5% del suo Prodotto Interno Lordo, traducendosi in una stima per il 2023 di 43,9 miliardi di euro. Il fenomeno è percepito come il risultato di molteplici cause, tra cui spiccano le dinamiche demografiche del Paese.
Per contrastare questo trend, secondo Prete, è necessario puntare sull’orientamento e su un avvicinamento dei percorsi formativi alle trasformazioni del mercato del lavoro, rendendo l’istruzione e la formazione professionale più rispondenti alle esigenze delle aziende e dell’economia in trasformazione. L’obiettivo è quello di ridurre il divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle offerte dai lavoratori, in modo da favorire un innesto produttivo tra offerta e richiesta di lavoro e contribuire alla crescita sostenibile del mercato del lavoro italiano.
In conclusione, il report di Unioncamere mette in chiara evidenza la necessità di politiche mirate e di un sistema formativo più adeguato alle esigenze di un mercato in continua evoluzione, dove il capitale umano diviene sempre più centrale per la crescita e la competitività dell’economia nazionale.
