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Italia alla sfida della trasformazione digitale: verso il Digital Compass 2030

In ECONOMIA
Settembre 07, 2024

Nell’ambito del Digital Compass 2030, piano strategico delineato dall’Unione europea per ridurre il divario tecnologico tra i suoi membri, l’Italia si trova di fronte a una sfida significativa: quella di elevare il livello di competenze digitali di circa 15 milioni di cittadini. Tale necessità emerge con chiarezza dallo studio “Italia 5.0: le competenze del futuro per lo sviluppo dell’innovazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale”, frutto della collaborazione tra Teha Group e Philip Morris Italia. La Germania, con un obiettivo di 17,3 milioni di cittadini da coinvolgere, è l’unico paese europeo a dover affrontare una sfida ancora più ardua.

Attualmente, il 34% della popolazione italiana mostra una carenza nelle competenze digitali, un dato che si attesta al di sotto dell’obiettivo dell’80% proposto dall’UE, mentre la Germania registra una percentuale leggermente più bassa, pari al 27,8%. Questi numeri non solo illuminano le lacune esistenti, ma sollecitano un’azione decisa verso una piena digitalizzazione del tessuto sociale e produttivo del paese.

Il ruolo delle grandi aziende è considerato decisivo nell’orientare e promuovere questa trasformazione. Secondo lo studio, le imprese che operano all’interno delle filiere risultano essere più inclini all’innovazione e sensibili alle tematiche relative alla sostenibilità e al digitale. La guida di grandi aziende all’interno di questi processi si rivela quindi cruciale per un impatto più ampio e strutturato sul sistema economico italiano.

Per colmare queste mancanze, è imprescindibile un aumento significativo delle iscrizioni ai corsi di Information and Communications Technology (ICT), con una stima di 137.000 nuovi iscritti necessari. L’Italia si distingue, in modo poco lusinghiero, per avere meno di uno studente iscritto a corsi ICT ogni mille abitanti, il tasso più basso in Europa. Inoltre, la necessità si estende alla formazione di 87.000 nuovi ingegneri e di 140.000 iscritti agli Istituti Tecnici Superiori (ITS).

Le parole di Massimo Andolina, presidente della Regione Europea di Philip Morris International, sottolineano l’ambizione di trasformare l’Italia in un esempio di sviluppo innovativo da esportare in tutta Europa. Un approccio che richiede una sinergia efficace tra settore pubblico e privato, a partire dalle pratiche più virtuose già in atto.

Dall’altra parte, Valerio De Molli, amministratore delegato di Teha Group, invoca un “Piano Marshall delle competenze”, facendo eco alla necessità di una strategia massiccia e coesa per accelerare l’adozione delle competenze digitali. La sua visione sottolinea l’importanza cruciale delle competenze digitali non solo per tenere il passo con le attuali esigenze del mercato del lavoro ma anche per capitalizzare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

In conclusione, l’Italia si trova a un bivio cruciale: l’accelerazione verso la digitalizzazione non è solamente una risposta agli obblighi imposti dalle direttive europee, ma una necessità impellente per garantire la competitività futura del paese. La trasformazione digitale richiede un investimento robusto nelle competenze, una visione lungimirante e una collaborazione intersectoriale, elementi che saranno determinanti per il successo o il fallimento di questa impresa collettiva.