Un riconoscimento che va oltre il folklore e tocca le corde della politica culturale e identitaria della Basilicata. La “Pentecoste di Melfi”, una delle rievocazioni storiche e religiose più longeve d’Italia, ha ricevuto ufficialmente il marchio di qualità dell’Ente Pro Loco Italiane (Epli), rafforzando il legame tra memoria storica, promozione turistica e istituzioni. L’annuncio è stato dato da Rocco Franciosa, consigliere nazionale e presidente dell’Ente Pro Loco Basilicata Aps, che ha parlato di “un grande orgoglio per l’intera regione e per il territorio del Vulture, rappresentato dalla Pro Loco Melfi”. L’evento, giunto alla 498ª edizione, rievoca la liberazione della città dall’assedio francese del 1528, episodio noto come “Pasqua di Sangue”, e combina la processione religiosa della Santissima Trinità con la rievocazione storica in costumi d’epoca. Franciosa ha sottolineato come il riconoscimento sia frutto di una collaborazione istituzionale che unisce volontariato locale, amministrazione comunale, Regione Basilicata e Apt. Una rete che evidenzia la volontà politica di investire sulle tradizioni come strumenti di coesione sociale e sviluppo economico. “Eventi come la Pentecoste di Melfi – ha dichiarato – hanno un alto valore culturale e promozionale, capaci di proiettare il Vulture e la Basilicata in circuiti nazionali e internazionali”. Il presidente della Pro Loco “Federico II Melfi”, Marco Aurelio Bonacaro, ha accolto con soddisfazione il marchio, che si aggiunge al riconoscimento di “Sagra d’Eccellenza” per la storica Sagra della Varola. “È uno stimolo – ha detto – per continuare a migliorare la promozione turistica e l’animazione culturale della città, rafforzando un’identità che unisce comunità e istituzioni”. Il conferimento ufficiale del marchio si terrà in Senato la prossima primavera, un passaggio che assume un chiaro significato politico: il radicamento delle tradizioni popolari locali nel cuore delle istituzioni nazionali. Per Melfi e per la Basilicata si apre così una nuova fase di visibilità, con la possibilità di trasformare la memoria storica in una leva strategica per il turismo e la cultura.
di Fausto Sacco

