Durante la recente Euronext Sustainability Week tenutasi a Milano, Andrea Sironi, presidente delle Assicurazioni Generali, ha fornito un dato inquietante ma essenziale: le compagnie assicurative coprono appena il 26% dei rischi derivanti da cambiamenti climatici in tutta Europa. Questa rivelazione sottolinea una significativa lacuna nella protezione delle proprietà e delle infrastrutture, posta di fronte alle sempre più frequenti e severe manifestazioni del clima.
La promozione di politiche sostenibili non è solo una questione etica o di compliance normativa, ma una reale necessità pragmatica per proteggere l’economia e la società. L’assicurazione gioca un ruolo cruciale in questo contesto: essa fornisce il cuscinetto finanziario necessario per recuperare dopo un disastro. Ma cosa implica questa copertura così limitata?
Un basso tasso di assicurazione sui rischi climatici significa che, in caso di eventi catastrofici – come inondazioni, uragani, o ondate di calore estreme – gran parte dei danni economici rimane ad appannaggio dei privati, delle aziende e delle finanze pubbliche. Le banche, gestendo crediti verso soggetti economici vulnerabili, gli enti governativi, responsabili della salvaguardia e ricostruzione delle infrastrutture, e i cittadini, già gravati da perdite personali, si trovano a fronteggiare insieme una montagna di debiti.
Questo gap di protezione deve essere obbligatoriamente colmato per garantire una resilienza economica e sociale adeguata. Per farlo, non è sufficiente aumentare la percentuale di rischi assicurati, ma è anche imperativo coinvolgere vari attori del settore finanziario e governativo in strategie integrate di gestione del rischio climatico. La chiave di volta è la collaborazione tra le compagnie assicurative e le sommità politiche per configurare polizze che rispondano più efficacemente alle esigenze attuali.
Le implicazioni di questa carenza di copertura sono vastissime e anche la sostenibilità economica delle nazioni può essere messa in serio pericolo. Gli effetti a cascata di un evento climatico non adeguatamente coperto potrebbero amplificare le pressioni finanziarie su altri settori, compromettendo l’intera stabilità economica di un paese.
Inoltre, Sironi enfatizza l’importanza dell’avanzamento nelle politiche ESG (Environmental, Social, Governance), che possono guidare l’industria assicurativa e finanziaria verso una maggiore consapevolezza e proattività nel fronteggiare i pericoli legati al clima. Adottare tali politiche non è più un’opzione ma una necessità inderogabile, che trascende il mero profitto aziendale e tocca la protezione del bene comune.
In definitiva, il dato fornito da Sironi a Milano è un chiaro campanello d’allarme per il settore assicurativo e per le politiche economiche dell’Unione Europea. È un invito all’azione per rafforzare i meccanismi di protezione finanziaria contro i rischi climatici, affinché sia possibile non solo recuperare in seguito a disastri, ma anche prevenire le loro più devastanti ripercussioni economiche e sociali. La strada è sicuramente impervia, ma l’impegno congiunto di governi, istituzioni finanziarie e cittadini può e deve fare la differenza.
