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L’Allarme del FMI: IA Potrebbe Decimare il 60% dei Lavori

In ECONOMIA
Gennaio 15, 2024
Il futuro dell'occupazione a rischio per l'avanzata dell'intelligenza artificiale. Chirurghi e avvocati salvi, ma call center e lavapiatti in bilico.

La rivoluzione digitale è alle porte e l’intelligenza artificiale (IA) ne è il fronte avanzato, ma a che prezzo per il mercato del lavoro mondiale? È la domanda che risuona nei corridoi del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e che trova eco nelle ultime rivelazioni dell’istituto, le quali dipingono un futuro non troppo lontano in cui la metà dei lavori potrebbe essere radicalmente trasformata, se non addirittura cancellata, da tale tecnologia.

L’indagine della numero uno dell’istituto, Kristalina Georgieva, espressa in vista del World Economic Forum di Davos, solleva preoccupazioni significative: fino al 60% dei posti di lavoro nelle economie avanzate, come quelle europee e nordamericane, potrebbe essere messo a repentaglio dall’avvento dell’IA. Una percentuale che tocca il 40% nelle economie emergenti e il 26% nei paesi a basso reddito. Il timore è che una tale ondata di cambiamenti possa non solo distruggere milioni di impieghi, ma anche aggravare la disuguaglianza sociale ed economica su scala globale.

Emerge chiaramente dal rapporto del FMI una V divaricata tra professioni: quelle a “bassa complementarietà” con l’IA, come gli addetti al telemarketing, i call center e i lavapiatti, rischiano di essere spinte sull’orlo dell’obsolescenza. D’altra parte, le carriere ad “alta complementarietà” – chirurghi, giudici, avvocati – sembrano destinate a trarre vantaggio dall’automazione, integrando con successo l’AI nelle loro attività senza essere soppiantate.

La Georgieva afferma che le nuove tecnologie potrebbero sia sostituire le mansioni attualmente gestite dall’essere umano sia accrescere la produttività dei posti di lavoro residui, tutto dipenderà da come le nazioni si posizioneranno nei confronti di questa sfida. Le raccomandazioni includono la ridefinizione dei diritti di proprietà legati all’IA, l’implementazione di politiche redistributive e fiscali, nonché l’adozione di reti di sicurezza sociale ben strutturate e programmi di riqualificazione professionale.

Tali misure sono ritenute imprescindibili per garantire che il passaggio verso l’IA sia equo e inclusivo. Il FMI sottolinea quanto sia cruciale per i Paesi adottare una strada che, facendo leva sulla formazione e la protezione sociale, riduca al minimo le ineguaglianze piuttosto che esacerbarle. La tecnologia, in quanto tale, è neutra: la direzione che essa prenderà e l’impatto che avrà sulla società sono una scelta umana e politica.

Mentre il dibattito intorno all’uso di IA come ChatGTP e i robot nell’industria manifatturiera diventa sempre più acceso, il rapporto del FMI serve da richiamo urgente all’azione per i leader mondiali. Si dischiudono scenari di grandi opportunità, ma anche di rischi consistenti, in una partita globale dove il futuro dell’occupazione e il tessuto sociale si trovano sul piatto della bilancia.