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L’Italia e la ferma posizione contro la violazione dei diritti umani

In POLITICA
Maggio 16, 2024

Nel corso della ‘Giornata del Laureato’ presso l’università La Sapienza di Roma, il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha sostenuto con vigore l’impegno della nazione nella difesa dei diritti umani globale, sottolineando come questo valore sia profondamente radicato nella Costituzione Italiana. La sua allocuzione si è sviluppata attorno al concetto di universalità e intransigenza nei confronti di ogni forma di sopraffazione e violenza, stabilendo la necessità di un’azione coerente e sistematica per combattere le ingiustizie ovunque esse avvengano.

“L’esigenza di rispettare il diritto umanitario è scolpita nella nostra Costituzione e rappresenta un dovere imprescindibile per lo Stato”, ha precisato il Capo dello Stato. Le sue parole hanno riecheggiato l’importanza di un impegno non selettivo, che non guarda in faccia le provenienze geografiche o situazioni politiche, evidenziando che la condanna della sopraffazione e il rigetto della violenza rimangono fermi e invariati.

Il riferimento a tragici eventi recenti ha sottolineato la gravità delle circostanze in cui questi principi vengono calpestati. Le vittime civili del conflitto palestinese, gli adolescenti brutalmente assassinati in un rave il 7 ottobre, le ragazze incarcerate e torturate per non aver indossato il velo – come nel caso di Mahsa Amini in Iran – e le giovani donne escluse dal sistema educativo in Afghanistan, sono state citate da Mattarella come esempi evidenti di violazioni che richiamano un’azione decisa e continua.

Questa visione si colloca all’interno di un contesto internazionale in cui i conflitti e le violazioni dei diritti umani continuano a proliferare, nonostante le numerose convenzioni e trattati internazionali. In questa prospettiva, il ruolo dell’Italia e di altre nazioni nella community internazionale è quello di esercitare non solo un’azione diplomatica e politica, ma anche culturale ed educativa.

L’approccio analitico e il rifiuto di ogni discriminazione territoriale o di status suggeriscono una politica estera italiana incentrata sulla coerenza e l’integrità, pilastri che, secondo il Presidente, dovrebbero guidare l’azione internazionale. In questa luce, l’Italia si propone come un attore globale attento e responsabile, che comprende il legame indissolubile tra la pace interna e la situazione dei diritti umani nel mondo.

L’incontro alla Sapienza ha evidentemente tenduto a ricordare ai giovani laureati la responsabilità che portano nel costruire un futuro in cui la giustizia e i diritti umani sono al centro. Questo messaggio assume una dimensione ancora più pregnante considerando come le nuove generazioni saranno quelle chiamate a confrontarsi con le sfide globali, siano esse ambientali, sociali o economiche.

In conclusione, le dichiarazioni di Sergio Mattarella, pur radicate in un contesto formale universitario, trascendono l’ambito accademico per riflettersi sul piano nazionale e internazionale, ribadendo l’importanza di un impegno condiviso e di principi non negoziabili nella tutela dei diritti umani. La fermezza delle sue parole lascia intendere una politica estera che, anche nei momenti di maggiore tensione politica, non deve perdere di vista l’impegno umanitario e la difesa della dignità umana.