Il mondo del calcio è noto per essere una fortezza di tradizioni e valori maschilisti, ma ogni tanto emergono storie capaci di scardinare queste barriere e proiettarci verso un futuro più inclusivo. Una di queste storie è quella di Manuela de Luca, la direttrice sportiva che ha portato una ventata di cambiamento a Coverciano con la sua tesi premiata come la migliore del corso per direttori sportivi. Questo elaborato non è solo un lavoro accademico, ma un grido di battaglia per un calcio più equo e rispettoso.
Napoli Femminile, il club in cui de Luca ricopre il ruolo di responsabile organizzativa del settore giovanile, oggi può vantare di avere nei suoi ranghi una figura capace di comprendere e articolare le complessità di genere che permeano il calcio e lo sport in generale. La tesi di de Luca, intitolata “Donne in campo – L’assist della Sociologia”, pubblicata sul sito della Figc, sviscera con precisione chirurgica le sfide che le donne devono affrontare in uno sport che storicamente ha sempre relegato loro ad un ruolo marginale.
Manuela de Luca racconta il suo percorso verso la direzione sportiva, iniziato in età più adulta, rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi maschi. Attraverso il progetto del Napoli Afro United, fino all’ingresso nel Napoli Femminile, il suo approccio al calcio è stato sempre accompagnato da una consapevolezza delle barriere di genere e dalla volontà di abbatterle.
Nella sua tesi, de Luca pone l’accento sull’importanza di un’educazione che trascenda la dicotomia maschile-femminile, in particolare sui campi di calcio di tutta Italia. Parla della necessità di instillare il rispetto reciproco fin dalla tenera età, di come la figura di un’allenatrice al comando di una squadra maschile di giovani atleti potrebbe fungere da moltiplicatore di nuove modalità comunicative e di un’apprezzamento naturale delle differenze.
Le parole di de Luca risuonano particolarmente forti alla luce di recenti eventi che hanno scosso il mondo del calcio italiano, come il caso della dipendente del centro sportivo di Trigoria coinvolta in un’indiscrezione privata diffusa senza consenso. De Luca critica aspramente la protezione spesso concessa ai calciatori maschi a scapito delle donne vittime di discriminazioni e abusi.
In un ambiente ancora ostile verso la parità di genere, Manuela de Luca non nasconde le sue ambizioni di lavorare nel calcio maschile, pur aspirando a creare uno spazio maggiormente accogliente e protettivo per le donne anche nel calcio femminile. Sogna di vedere una squadra rappresentativa di Napoli, composta da talenti cresciuti nel settore giovanile della sua società, trionfare e simboleggiare una nuova identità sportiva e culturale.
La visione di Manuela de Luca è tanto semplice quanto rivoluzionaria: un mondo in cui le calciatrici diventano simboli positivi dell’appartenenza al territorio e del rispetto reciproco. La sua tesi è solo l’inizio di un percorso che, si auspica, sarà segnato da passi concreti verso quella parità di genere ancora così lontana nel calcio italiano.
