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Milano-Cortina 2026, Benoit Richaud, l’uomo che sta cambiando il pattinaggio artistico-VIDEO-

In SPORT
Febbraio 15, 2026
Tra coreografie globali, tecnologia e attenzione alla salute mentale: il “trasformista” delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Nel panorama del pattinaggio artistico internazionale c’è un nome che, più di altri, sta lasciando un segno profondo: Benoit Richaud. Coreografo e allenatore di numerosi atleti protagonisti ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, il francese è diventato un punto di riferimento per una nuova generazione di pattinatori che cerca espressività, identità e modernità.  Richaud racconta di aver iniziato a creare coreografie dodici anni fa, quasi per passione, senza immaginare che nel tempo avrebbe gestito un gruppo di atleti sparsi in tutto il mondo. “Ogni anno il numero è aumentato – spiega – grazie all’esperienza, al lavoro e soprattutto all’idea di portare qualcosa di diverso nel pattinaggio artistico. Credo che i giovani si riconoscano in questa visione, ed è per questo che molti scelgono di lavorare con me”.  Il suo metodo di lavoro è serrato e globale. Da aprile a luglio, dopo i Mondiali, Richaud si dedica interamente alla creazione delle nuove coreografie, mentre durante la stagione segue gli atleti viaggiando continuamente o lavorando a distanza. “Oggi la tecnologia è fondamentale: ricevo video ogni giorno, parlo con loro costantemente. È un lavoro no-stop”, racconta. Un’agenda sempre piena che non lascia spazio alle pause, ma che consente un contatto continuo con ciascun atleta. Nonostante molti dei pattinatori seguiti da Richaud si trovino spesso a competere l’uno contro l’altro, il clima, secondo lui, è tutt’altro che conflittuale. “Non c’è gelosia, siamo una comunità. Al Villaggio Olimpico pranzano insieme, si supportano. Sanno che do il 100% a tutti e questo crea fiducia. Senza fiducia, il nostro lavoro non funzionerebbe”.  I media lo hanno ribattezzato “il trasformista”, per la sua abitudine di cambiare giacca a seconda della nazionalità dell’atleta che sta seguendo in gara. “Arrivo all’arena con più di dieci giacconi, sembro ridicolo – scherza – ma è divertente. Fa parte dell’organizzazione e anche dello spirito di squadra”.  Richaud ha commentato anche il caso del giovane talento americano Ilia Malinin, soprannominato “il Dio del quadruplo”, protagonista di un clamoroso passo falso. “Non sarà un’Olimpiade a definirlo. Vincere e perdere fa parte dello sport. La vera preoccupazione, oggi, sono i social media: il pattinaggio è molto giudicato e la pressione digitale può essere devastante, soprattutto per i più giovani”.  Per Richaud, il futuro della disciplina passa anche dalla tutela della salute mentale degli atleti, sempre più esposti a critiche e aspettative. Infine, spazio anche per l’amore verso l’Italia, che il coreografo considera il suo paese preferito dopo gli Stati Uniti.  “Amo il cibo, la gente, l’architettura e il cappuccino. Le Olimpiadi a Milano mi hanno reso felicissimo: l’arena mi ha sorpreso, ti fa sentire a casa”.   Tra innovazione artistica, gestione globale e attenzione al lato umano dello sport, Benoit Richaud si conferma come una delle figure più influenti del pattinaggio moderno: non solo un coreografo, ma un vero architetto delle emozioni sul ghiaccio.

di Fausto Sacco