
Una Candelora diversa, ma non per questo meno intensa. Quest’anno, a causa della frana che ha reso inaccessibile il Santuario di Montevergine, la tradizionale salita dei fedeli non si è potuta svolgere. Il cuore della celebrazione si è spostato a valle, a Mercogliano, nella chiesa di San Guglielmo, dove è stato accolto il ritratto di Mamma Schiavona, per volontà di don Vitaliano Della Sala. Niente pellegrinaggio lungo i tornanti, niente folla ad avvolgere il monte. Eppure lo spirito della Candelora non si è fermato. La comunità si è ritrovata comunque, trasformando l’assenza in un’occasione di continuità spirituale: Montevergine, almeno per un giorno, è scesa tra la sua gente. Particolarmente toccante il ricordo di Paolo, un ragazzo vittima del peso del pregiudizio e della discriminazione. “Ogni vita conta, ogni candela che accendiamo è luce – ha ricordato don Vitaliano – è vita, per non far camminare più nessuno nel buio”. Nel suo intervento, il sacerdote ha offerto una riflessione che va oltre il rito: “La Madonna ci invita a diventare, come Gesù, segno di contraddizione, a smascherare le ipocrisie dell’umanità, della politica, di chi abusa del potere e provoca male”. Una luce, quella della Candelora, che non consola soltanto ma inquieta, interroga, chiama alla responsabilità. “Nemmeno la frana ci ha fermato – ha aggiunto – perché per la Madonna di Montevergine siamo tutti uguali”. Un messaggio forte in un tempo segnato da divisioni, guerre e disuguaglianze, che don Vitaliano ha ricondotto a un’unica radice: la paura delle differenze. La Candelora 2026 non ha potuto raggiungere il Santuario, ma ha confermato il senso più profondo della tradizione: una fede che non si limita ai gesti, ma diventa scelta quotidiana di accoglienza, giustizia e condivisione. Una luce ostinata, capace di resistere anche quando le strade sono interrotte.
di Marco Iandolo





