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Nuova Crisi nel Trasporto Marittimo: la “Tassa Houthi” Impatta su Prezzi e Tempi delle Merci

In ECONOMIA
Gennaio 12, 2024
Attacchi Houthi al Commercio nel Mar Rosso: Dalle Merci di Uso Quotidiano al Petrolio, Come la Geopolitica Influenza il Portafoglio Globale

La vita quotidiana del consumatore globale si trova nuovamente di fronte a un ostacolo inaspettato, e questa volta il catalizzatore è un conflitto che ha luogo a migliaia di chilometri di distanza, lungo le acque strategiche del Mar Rosso. Gli attacchi condotti dal gruppo ribelle yemenita degli Houthi contro le navi mercantili internazionali stanno causando non solo preoccupazioni per la sicurezza marittima, ma anche un considerevole aumento dei costi e dei tempi del commercio transcontinentale, con ripercussioni dirette sui prezzi dei beni di consumo.

La recente escalation di attacchi ha spinto le navi cargo a deviare dalle loro rotte abituali, optando per percorsi alternativi come quello che circumnaviga il Capo di Buona Speranza, incrementando il periodo di navigazione di un significativo lasso di tempo, che varia dagli 8 ai 12 giorni supplementari. L’analisi del fenomeno viene offerta da Alessandro Giraudo, economista e professore presso le Grandes Écoles di Parigi, il quale mette in luce i molteplici fattori che stanno perturbando il settore del trasporto marittimo.

La tratta che interessa il Mar Rosso, percorso cruciale per circa il 12% del commercio mondiale, ha subìto un netto calo nel traffico di container, come rilevato dal Kiel Institute for the World Economy. A novembre si contavano circa 500.000 container al giorno, mentre oggi si assiste a un drammatico ridimensionamento a soli 200.000, sottolineando un calo del 66% rispetto al flusso atteso a gennaio. Questo “collasso” porta con sé conseguenze inevitabili sui costi.

Particolarmente colpito è il settore energetico, con il prezzo del petrolio Brent che ha visto un incremento del 4%, fissandosi ai 80 dollari al barile. Ma non è da meno l’impatto sui beni di consumo più disparati, dalla tecnologia all’abbigliamento, tutti esposti a quella che è stata definita una vera e propria “tassa Houthi” sui prezzi finali. I noli dei container da 40 piedi, un tempo a 3.000 dollari l’unità, hanno sperimentato un raddoppio balzando a 6.000 dollari, benché ancora lontani dai picchi raggiunti durante la pandemia di Covid-19.

La situazione sta suscitando preoccupazioni per una possibile speculazione da parte dei gruppi di trasporto marittimo, i quali potrebbero essere accusati di gonfiare le tariffe in maniera ingiustificata. Giraudo pone l’accento su questa dinamica, sottolineando come l’aumento dei costi non si giustifichi pienamente con le nuove rotte marittime prese in considerazione.

La comunità internazionale osserva con trepidazione gli sviluppi in Yemen, consapevole che le scaramucce in acque remote possano avere effetti a catena su un’economia globalizzata già messa alla prova da anni di instabilità. Rimane chiaro che la sicurezza delle vie marittime è fondamentale non solo per la navigazione e per gli interessi politici ma, forse ancor più direttamente, per il benessere economico e il portafoglio di ogni singolo consumatore su scala mondiale.