Pascale: “Tajani più pericoloso di Vannacci”. E sogna una nuova Forza Italia – VIDEO –

In INSERTI ATTUALITA', POLITICA
Settembre 28, 2026
L’ex compagna di Berlusconi critica la gestione del partito azzurro, guarda con rispetto a Meloni e rilancia il tema dei diritti civili: “Servono nuove leve e un atto di responsabilità”.

“Politicamente non ho dubbi, il più pericoloso è Tajani”. Francesca Pascale non usa mezze misure nel commentare l’attuale Forza Italia e, intervenendo nel format Just Chatting di alanews, mette nel mirino il segretario azzurro Antonio Tajani, contrapponendolo a Roberto Vannacci.  Secondo Pascale, il generale sarebbe “chiaro, nitido”, mentre Tajani darebbe un’immagine di sé come “padre nobile” e “democristiano rassicurante” che, a suo giudizio, non corrisponderebbe alla realtà. Da qui la critica alla gestione del partito: “Tajani comanda, non governa”, afferma, spiegando di aver bisogno di essere “ispirata e guidata, non comandata”. Il suo auspicio è quello di una rinascita di Forza Italia, attraverso un ricambio della classe dirigente. Pascale chiede a Tajani e ai suoi uomini “un atto di responsabilità”, anche alla luce di quello che definisce un insuccesso elettorale, per lasciare spazio a nuove forze e ricostruire “un partito forte e credibile”.  Nel giudizio su Vannacci, invece, Pascale sottolinea la capacità del generale di intercettare il malcontento. Lo definisce “intelligente” e “un furbacchione”, ma ritiene che il consenso costruito rapidamente possa altrettanto rapidamente ridimensionarsi.  Più inattesa è l’apertura nei confronti di Giorgia Meloni. Pascale ammette di non aver mai immaginato di poter guardare con rispetto a una forza politica così nettamente collocata a destra: “Mi fido di lei: mi piace molto”, afferma, pur precisando di non averla mai votata. E sui rapporti di forza nel centrodestra aggiunge, con una battuta, che Meloni “porta i pantaloni meglio di Tajani”.  Nel corso dell’intervista, Pascale affronta anche il tema dei diritti civili e del linguaggio nei confronti delle donne, criticando alcune espressioni e comportamenti del passato di Silvio Berlusconi. Di Marina Berlusconi, invece, parla come di una “erede morale” e autentica interprete dei valori del padre.  Il racconto si chiude sul piano personale. Pascale lega l’origine del proprio impegno politico alla ribellione contro il patriarcato vissuto nell’ambiente familiare e alla scelta di costruire una vita all’insegna della libertà. “Sono diventata la donna che volevo essere perché desideravo prima di tutto essere libera”, racconta. E, guardando alla vita che avrebbe potuto avere senza l’incontro con Berlusconi, confessa: “Avrei abbracciato comunque la politica, ma forse avrei fatto l’archeologa”.

di Marco Iandolo