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Pergola rompe gli schemi.

In AVELLINO, CAMPANIA, CULTURA, IN EVIDENZA
Luglio 22, 2025
Un’intervista che è anche una riflessione sul sogno, sulla crescita personale e sull’urgenza di fare musica con verità.

In un panorama musicale in continua trasformazione, dove la sperimentazione e la contaminazione di generi sembrano diventare il nuovo linguaggio della musica d’autore, incontriamo oggi un giovane artista che incarna perfettamente questo spirito di ricerca e autenticità. Lui è Francesco Pergola, in arte Pergola: cantautore, compositore e produttore discografico di 23 anni, originario di Avellino, con una visione musicale già sorprendentemente matura. Lo accogliamo oggi su www.nuovecronache.com per parlare del suo primo album, “Stream!”, uscito a giugno, e del singolo che lo ha anticipato, “Dove il sogno va” — un brano che unisce delicatezza e intensità, nato in un contesto fuori dal comune: i leggendari Real World Studios di Peter Gabriel. Un luogo simbolico, che segna per Pergola l’inizio di un percorso artistico profondo, sincero e coerente. Tra sonorità che spaziano dall’art-pop al rock d’autore, collaborazioni con musicisti di calibro internazionale e un’attenzione particolare all’aspetto visivo della musica, Pergola si racconta con grande lucidità e passione. Un’intervista che è anche una riflessione sul sogno, sulla crescita personale e sull’urgenza di fare musica con verità.

Ciao FRANCESCO, benvenuto su www.nuovecronache.com . Chi sei e presentati per chi non ti conosce ancora …

Sono Francesco Pergola (in arte Pergola) e sono un cantautore, compositore e produttore discografico di 23 anni, originario di Avellino.

Parliamo di questo tuo singolo “Dove il sogno va”, ma soprattutto del tuo nuovo album uscito il 13 giugno dal titolo STREAM! …

‘’Stream!’’ è il mio primo album, un disco molto sentito sia sul piano artistico che personale. Rappresenta un lavoro dove ho cercato di metterci tutte le mie influenza del mio vasto bagaglio musicale, seguendo nel mio piccolo le orme di alcuni miei miti, mettendo al centro la mia visione di musica e di arte. ‘’Dove il sogno va’’ fa parte di questo viaggio ed è il primo singolo uscito in anteprima del disco, nonché il primo ad essere stato composto e prodotto.

Come primo album ancora prima di inciderlo, hai già avuto una soddisfazione … non tutti hanno avuto la possibilità di poter registrare in un tempio della musica, lo studio Real Word Studios di Peter Gabriel… qual è stata la sensazione che hai provato nel varcare l’ingresso, che pensiero hai fatto, ed adesso, guardando il futuro cosa significa questo per te?

Ho respirato un’aria nuova e compreso una metodologia molto internazionale, che pone il lavoro d’insieme al centro del processo costruttivo e questa è una cosa che mi sono poi portato negli anni successivi per la produzione dell’intero album.  Ai Real World abbiamo registrato ‘’Dove il sogno va’’ e ‘’A presto’’ nel novembre del 2021, quando ancora non avevo una chiara idea su un possibile disco. Avevo 19 anni, fu una grande palestra. Oggi sicuramente l’avrei vissuta in un modo ancora più maturo.

Il brano “Dove il sogno va”, ha un equilibrio tra delicatezza e intensità: come hai lavorato su questa dinamica?

Ho cercato di narrare un po’ la strada verso il sogno nella maniera più naturale possibile, che può essere al contempo astratta e difficoltosa. Quando la scrissi ero in un vecchio cottage del Wiltshire, dove sono situati i Real World Studios. Stavamo lavorando in quei giorni alla produzione di ‘’Dove il sogno va’’ con Chris Hughes ed altri collaboratori. Serviva urgentemente il testo della canzone, in modo da registrare le voci il prima possibile visto che era l’ultima giornata di lavoro. Così mi svegliai la mattina di buon ora, mi affacciai sulla campagna inglese e il testo uscì in poco tempo.

Questo album ti ha aiutato a guardare più a fondo anche dentro di te ce ne vuoi parlare?

Credo sia l’inizio di un percorso di autoanalisi. Al momento credo di aver iniziato una profonda indagine che però è ancora agli albori. Quando scrivi un disco così personale può capitare di sentirti poi violato da te stesso, anche nel processo creativo proprio perché si va in profondità. Ho voluto parlare della mia visione delle cose e di esperienze personali, è un disco dove ho aperto una finestra sul mondo per poterlo osservare.

Parlando della parte musicale dell’album, non trovo facile descrivere la tua musica perché non è un solo genere… Ci sono infiltrazioni di varie sonorità pop-rock e di musica elettronica, il tuo primo amore… come descriveresti oggi la tua musica?

Stream! è un disco di contrasti, io spesso lo definisco art-rock o art-pop, in scia con quello che può essere ad esempio lo stile di un mio riferimento come Peter Gabriel. Avverto nella mia produzione sempre cambiamento ed evoluzione. Non cerco mai di adagiarmi o di rimanere in una zona artisticamente franca, voglio sempre scommettere con me stesso su cosa posso dare per fare sempre meglio. Per questo è importante coinvolgere anche grandi musicisti come Simon Phillips, Lenny Castro, Tony Franklin o tecnici del suono come Ted Jensen. Da questi grandi professionisti impari tanto e ti migliori, ampliando la tua conoscenza e la visione globale della musica.

Con l’avanzare dell’età, si arriva sempre a nuove consapevolezze interiori e musicali…proseguirai con queste sonorità o si tornerà alla tua “vecchia” musica?

E’ iniziato un percorso che mi auguro possa durare per molti anni. Rimarrò su questa linea, il capitolo dell’elettronica è ampiamente chiuso, ci tengo ad essere coerente con quello che propongo. Voglio insistere per il futuro su sonorità più legate ad un sound americano, più west-coast. Chissà.

Parlami un po’ del video, “Dove il sogno va”, di chi è stata l’idea e da chi è stato realizzato?

Appena scelsi il singolo di lancio del disco, sapevo che andava associato un video importante. Con Angelo Giordano lavoriamo ormai da tanti anni assieme. Oltre all’intenso rapporto di amicizia che ci lega dalla nascita, c’è una grandissima condivisione artistica. Per questo brano non volevamo fare il solito videoclip, ma andare controcorrente ponendo al centro il gesto artistico nella sua purezza, cercando di creare un’opera che potesse magari rimanere nel tempo. I videoclip sono uno strumento potentissimo, anche se oggi sembrano fagocitati dalla potenza e dal dominio dello streaming. Personalmente ritengo sia fondamentale creare delle opere audiovisive di qualità per dare maggiore lustro alla musica stessa.

Se tu dovessi scegliere alcuni dischi da portare sempre con te quali mi diresti? Ce ne sarebbero troppi, però te ne dico quattro: Oltre di Claudio Baglioni, So di Peter Gabriel, Toto IV dei Toto e Thriller di Michael Jackson. Sono quei dischi che non mi stancherebbero mai.

Chiudiamo con un desiderio…Qual è il tuo più grande sogno musicale? Cosa ti augureresti o cosa augureresti a chi come te immagina il futuro in musica?

Di stupire le persone, appassionarle, affascinarle alla mia causa artistica, rimanendo sempre coerente con me stesso e rispettando chi mi ascolta.

Grazie per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere l’intervista?

Grazie a voi e che dire… ascoltate Stream!

di Antonello Ianuale