Un aumento improvviso e inaspettato dei casi di epatite A sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario napoletano. All’ospedale Cotugno, centro di riferimento per le malattie infettive, si registra una situazione definita “molto acuta” dagli specialisti: attualmente sono 43 i pazienti ricoverati, un dato nettamente superiore alla media stagionale. A lanciare l’allarme è l’infettivologa Novella Carannante, che sottolinea come nel mese di marzo si osservino generalmente pochi casi, perlopiù lievi e gestibili a domicilio. “Di solito – spiega – abbiamo una decina di contagiati, ma oggi ci troviamo di fronte a numerosi pazienti con forme gravi che richiedono ospedalizzazione”. La pressione sui reparti è evidente: posti letto esauriti e diversi pazienti costretti ad attendere su barelle in pronto soccorso. Una situazione che desta preoccupazione tra gli operatori sanitari, nella speranza che il picco possa rientrare nelle prossime settimane. Tra i casi più critici, quello di un uomo di 46 anni colpito da insufficienza epatica severa, trasferito all’ospedale Cardarelli per valutare un eventuale trapianto. Un segnale della gravità che la malattia può assumere in alcune circostanze. Tradizionalmente, in Campania i casi di epatite A aumentano nei mesi invernali, soprattutto a gennaio, spesso associati al consumo di frutti di mare crudi durante le festività. L’attuale incremento primaverile rappresenta dunque un’anomalia che ha portato le autorità sanitarie ad alzare il livello di attenzione. Colpisce anche il profilo dei pazienti: l’età media dei ricoverati si colloca tra i 35 e i 45 anni, una fascia che, in questo momento, sembra particolarmente esposta alle forme più severe dell’infezione. Gli esperti ricordano che l’epatite A è una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione, che tuttavia in Italia non è obbligatoria e viene effettuata solo su base volontaria o per specifiche categorie professionali, come operatori sanitari e addetti alla ristorazione. Nel frattempo, resta fondamentale adottare misure di prevenzione quotidiane: una corretta igiene delle mani, attenzione al consumo di alimenti a rischio e una maggiore consapevolezza dei comportamenti che possono favorire il contagio. L’evoluzione dei prossimi giorni sarà decisiva per capire se si tratta di un picco isolato o dell’inizio di una fase più estesa di diffusione del virus.
di Marco Iandolo

