La comunità femminista italiana si trova al centro di una controversia in vista delle celebrazioni dell’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna. Al cuore del dibattito, un manifesto delle attiviste di Non una di Meno che, stando con il popolo palestinese e contestando l’azione israeliana a Gaza, trascura le sofferenze subite dalle donne ebree durante l’attacco del 7 ottobre.
La presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, Noemi Di Segni, ha levato la sua voce contro quello che sente come un’ingiustizia: dimenticare le donne israeliane che hanno subito violenze. La manifestazione prevista per l’8 marzo in numerose città italiane, tra cui Roma, Torino, Milano e Firenze, sembra così trascurare la sorellanza e l’inclusività tra le lotte femminili. In risposta, la comunità ebraica organizza un sit-in separato per mantenere vivo il ricordo delle vittime ebree israeliane.
La ministra Roccella ha suggerito di istituire il 7 ottobre come giornata dedicata al femminicidio di massa, in memoria delle israeliane uccise, rapite e violate da Hamas, una proposta che si schiera con la comunità ebraica, rimarcando la necessità di non dimenticare nessuna donna nella lotta alla violenza di genere.
Dall’altra parte, un messaggio provocatorio di Pro Vita e Famiglia. L’associazione ha appropriato lo slogan “Non una di meno” modificandolo per esprimere un punto di vista anti-abortista e a favore delle nascite, che ha scatenato una reazione del Partito Democratico, tacciando l’iniziativa di vergognosa. La portavoce di Pro Vita & Famiglia, Maria Rachele Ruiu, ha replicato sostenendo il diritto delle donne alla maternità, di non abortire a causa di difficoltà economiche e il diritto alla nascita.
Il dibattito si è quindi acceso su più fronti, dalla questione israelo-palestinese alla lotta all’aborto, ponendo in risalto differenze profonde tra le varie associazioni femministe e accendendo il dibattito sulla vera essenza della solidarietà e dell’inclusività del movimento femminista.
La ragazza della Comunità ebraica sfida poi le associazioni femministe a non dimenticare le donne ebree e israeliane e a unirsi contro ogni forma di violenza misogina, ricordando che ogni donna, indipendentemente dalla sua etnia o nazionalità, merita attenzione e rispetto. La polemica sottolinea così le complessità e le sfide presenti nel panorama delle lotte femministe contemporanee, invitando alla riflessione e al dialogo tra posizioni diverse.
