Nell’oceano finanziario italiano, dominato da grandi istituti di credito, esistono piccole isole di resistenza bancaria che meravigliosamente continuano a servire le comunità meno popolate e spesso trascurate. In queste isole, le Banche di Credo Cooperativo (Bcc) rappresentano l’unica forma di presenza bancaria, come recentemente confermato dall’assemblea della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo-Casse Rurali (Federcasse).
Durante l’incontro, Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse, ha messo in luce alcuni dati significativi: delle 220 Banche di Credito Cooperativo attive in Italia, la loro rete si estende in ben 2.511 comuni distribuiti in 102 province. Tuttavia, ciò che spicca è il fatto che in 740 di questi comuni, prevalentemente piccole realtà con meno di 5.000 abitanti, le Bcc non sono soltanto una presenza — sono l’unica presenza bancaria.
Questo dato non è soltanto una statistica, ma riflette un profondo impegno verso aree demografiche meno dense. Il modello delle Bcc, incentrato sulla cooperazione e sulla vicinanza con il territorio, si dimostra essenziale in quelle realtà dove le grandi banche, perseguendo logiche di efficienza costi-benefici, spesso decidono di ritirarsi. L’approccio delle Bcc è radicale e responsabile, mettendo al primo posto le necessità della comunità piuttosto che la mera logica del profitto.
Parallelamente alla loro missione comunitaria, le Bcc si distinguono anche per una robusta crescita interna. Al marzo scorso, contavano oltre 1.450.000 soci, con un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente. Tra questi, più di 172.000 sono giovani sotto i 30 anni, segnale di un dinamismo che contrasta con l’immagine tradizionalmente conservatrice del settore bancario e di un impegno verso il futuro.
Oltre alla loro espansione socio-numerica, le Banche di Credito Cooperativo mostrano anche una forte inclusione di genere: tra i loro oltre 29.000 collaboratori, il 41,7% sono donne, percentuale considerevole se paragonata ai livelli complessivi del settore bancario. Nelle posizioni di vertice, poi, le donne rappresentano il 26% del totale dei dirigenti, un indice della crescente attenzione verso l’equità di genere nell’ambito corporate.
In definitiva, l’esistenza e la resilienza delle Bcc in ambienti tanto sfidanti quanto quelli dei piccoli comuni italiani non sono solo un’applicazione pratica di principi finanziari diversificati, ma si configurano come una scelta di valore, un faro di civiltà bancaria in un mare in cui altrimenti predominerebbero le correnti del disimpegno. Il loro ruolo va ben oltre i servizi finanziari: è un vero e proprio impegno civico e sociale, essenziale per la tenuta economica e sociale delle realtà meno visibili della nostra Italia.
