La nomina del nuovo Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta accende lo scontro politico tra il Partito Democratico e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. A sollevare il caso è Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd in Campania, che parla apertamente di “occupazione politica” dei musei statali. Secondo quanto emerge dal decreto ministeriale di nomina, nel Cda della Reggia figurerebbe anche il coordinatore di Fratelli d’Italia a Caserta. Un elemento che, per il Pd, rappresenta una grave forzatura e una politicizzazione inaccettabile di un’istituzione culturale che dovrebbe restare autonoma e indipendente. “La misura è colma, la lista è troppo lunga – dichiara De Luca –. Non è possibile che il ministro utilizzi i musei statali come strumenti di gestione politica, piazzando amici ed esponenti di partito in ruoli chiave”. Per il deputato democratico, quello della Reggia non sarebbe un caso isolato, ma parte di una tendenza più ampia che starebbe emergendo a livello nazionale. Nel mirino finisce direttamente il ministro Giuli, accusato di usare la delega alla Cultura “per fini politici e per sistemare dirigenti e fedelissimi di partito”. Una “deriva mai vista prima”, secondo De Luca, che rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni culturali italiane. Particolarmente delicato, sottolinea il segretario regionale del Pd, il caso della Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco e simbolo dello Stato. “È una modalità di gestione imbarazzante e inaccettabile – afferma – soprattutto quando riguarda un bene pubblico di tale valore storico e culturale”. Da qui la richiesta di un chiarimento immediato. “Il ministro deve spiegare pubblicamente i criteri di queste nomine – conclude De Luca –. La Reggia di Caserta e il patrimonio culturale dello Stato non possono essere trasformati in strumenti di propaganda politica. Devono essere tutelati e gestiti nel rispetto dell’autonomia, della competenza e della trasparenza”. Un tema, quello delle nomine nella cultura, che rischia ora di aprire un nuovo fronte di scontro tra governo e opposizione, con possibili ripercussioni anche sul piano parlamentare.
di Marco Iandolo

