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Sanità campana, pensioni e stipendi cumulati: contestato danno da oltre 880mila euro

In CAMPANIA, CRONACA, NAPOLI
Aprile 22, 2026
Sotto la lente della Corte dei conti quattro ex direttori generali: avrebbero percepito contemporaneamente pensione e retribuzione, in violazione delle norme vigenti.

Ammonta a oltre 880mila euro il presunto danno erariale contestato dalla Guardia di Finanza di Napoli a quattro ex direttori generali di aziende sanitarie della Campania. L’attività investigativa, svolta su delega della Procura regionale della Corte dei conti, riguarda il periodo compreso tra il 2022 e il 2025.  Secondo quanto emerso, i dirigenti – dopo aver scelto il pensionamento anticipato – avrebbero continuato a percepire la retribuzione legata all’incarico fino alla naturale scadenza del mandato, cumulandola con il trattamento pensionistico. Una condotta che, stando alla normativa vigente, non è consentita: gli incarichi dirigenziali nella pubblica amministrazione non possono essere conferiti a soggetti in quiescenza, se non a titolo gratuito.  I finanzieri hanno notificato ai quattro un “invito a fornire deduzioni”, atto che consente agli interessati di presentare le proprie difese prima dell’eventuale avvio di un giudizio contabile.  Nel dettaglio, le contestazioni riguardano: Giuseppe Longo, ex direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, per circa 171mila euro; Renato Pizzuti, già alla guida dell’ospedale Moscati di Avellino, per oltre 382mila euro; Attilio Antonio Montano Bianchi, ex direttore dell’Irccs Pascale, per circa 134mila euro; e Vincenzo D’Amato, già direttore del Ruggi d’Aragona di Salerno, per oltre 193mila euro.  Le indagini avrebbero inoltre evidenziato l’omessa comunicazione del pensionamento agli uffici regionali competenti. In tre casi, i dirigenti avrebbero inizialmente sospeso lo stipendio al momento del collocamento in quiescenza, per poi riattribuirselo autonomamente, comprensivo degli arretrati, senza darne comunicazione alla Regione.  Complessivamente, nel periodo esaminato, i quattro avrebbero percepito oltre 1,5 milioni di euro tra pensioni e compensi dirigenziali. La vicenda è ora al vaglio della magistratura contabile, che dovrà accertare eventuali responsabilità e disporre il recupero delle somme ritenute indebitamente percepite.

di Marco Iandolo