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Sequestrati droga e smartphone nel carcere di Avellino, la UIL FP:  “Più rigore nei reparti trattamentali”

In AVELLINO, CAMPANIA, CRONACA
Luglio 06, 2026
Il materiale illecito scoperto nel padiglione "De Vivo". Il sindacato elogia la Polizia Penitenziaria e chiede una selezione più severa dei detenuti ammessi ai percorsi di trattamento avanzato.

Droga, uno smartphone e un caricabatteria sono stati sequestrati nel primo pomeriggio di oggi all’interno della Casa Circondariale di Avellino, nel corso di un’operazione di controllo condotta dalla Polizia Penitenziaria. Il materiale illecito è stato rinvenuto in una camera detentiva del padiglione a trattamento avanzato “De Vivo”, sezione destinata ai detenuti inseriti in specifici percorsi rieducativi. A esprimere soddisfazione per l’operazione è Raffaele Troise, responsabile della Segreteria UIL FP Polizia Penitenziaria di Avellino, che ha rivolto i complimenti al personale per la professionalità dimostrata. “Ancora una volta – sottolinea – gli agenti hanno operato con competenza ed efficacia, nonostante le difficoltà legate alla carenza di organico e alle criticità strutturali dell’istituto”.   Per il sindacato, però, il sequestro riaccende l’attenzione su un fenomeno sempre più preoccupante: l’introduzione di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari attraverso canali clandestini sempre più sofisticati.  La UIL FP punta inoltre l’attenzione sul fatto che il materiale sia stato rinvenuto proprio nel padiglione “De Vivo”, evidenziando la necessità di una più rigorosa selezione dei detenuti destinati ai reparti a trattamento avanzato. Secondo il sindacato, questi spazi devono essere riservati a chi dimostra un reale percorso di responsabilizzazione, evitando che strutture nate per favorire il reinserimento sociale possano trasformarsi in luoghi dove proliferano comportamenti illeciti. Da qui l’appello a rafforzare sia i controlli sia i criteri di accesso ai reparti trattamentali, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza dell’istituto e preservare l’efficacia dei percorsi di rieducazione.

di Marco Iandolo