La strage di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno 2026, ha riaperto ferite mai rimarginate per Francesco Vitali, fratello di Benedetta, una delle giovani vittime della tragedia di Corinaldo del 2018. Intervenuto a Newzgen, la trasmissione streaming di Alanews, Vitali ha messo in relazione i due episodi, sottolineando come non si tratti di eventi imprevedibili, ma di tragedie annunciate. “Il primo gennaio ci siamo svegliati con una notizia stravolgente – ha spiegato – una strage con tantissimi punti di contatto con Corinaldo: misure di sicurezza inadeguate, sovraffollamento e una percezione del rischio non adeguata, anche perché parliamo di adolescenti”. Secondo Vitali, leggere Crans-Montana come un problema “svizzero” è un errore: “Le norme ci sono anche in Italia, ma spesso sono così forti sulla carta da essere bypassate. E quando vengono bypassate, succede quello che è successo alla Lanterna Azzurra”. Ricostruendo quanto emerso nel processo per Corinaldo, Vitali ha ricordato che il locale era accatastato come magazzino agricolo: “Mi sono sentito dire che mia sorella è morta su una rampa dove dovevano passare le mucche”. Per questo punta il dito sulla catena dei controlli: “La commissione di vigilanza non può chiudere uno o due occhi e dire ‘tanto non succede niente’. Perché poi succede”. Se le regole fossero state rispettate, conclude, “quel locale sarebbe stato chiuso e mia sorella non sarebbe mai entrata lì”. Vitali ha respinto anche la narrazione social che ha attribuito responsabilità ai ragazzi presenti a Crans-Montana, accusati di aver ripreso l’incendio con il cellulare: “È pazzesco, non sanno di cosa parlano. Dubito che un ragazzo vada a una festa chiedendosi se un pannello sia ignifugo”. La responsabilità, ribadisce, è di chi ha permesso che quelle condizioni esistessero. E ricorda un aspetto spesso ignorato: “Molti morti non li fa il fuoco, ma il fumo, che fa perdere conoscenza e orientamento”. Da qui l’appello alla prevenzione: “Nessuno ci ha mai insegnato come comportarci in caso di incendio. Sarebbe fondamentale parlarne, spiegare cosa fare in situazioni di pericolo”. Non a caso Vitali si è laureato in rischio ambientale e protezione civile, un percorso nato per dare un senso a quanto accaduto. Nel suo intervento non manca il dolore personale: “Nel 2018 ho perso mia sorella, nel 2020 ho perso mia madre, che non ha retto a quella perdita”. E il ricordo di Benedetta, morta a 15 anni, resta vivo insieme alla richiesta di giustizia: “La sentenza di primo grado è inaccettabile. L’augurio è che i successivi gradi di giudizio riconoscano le reali responsabilità”.
di Fausto Sacco
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