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Predestinati alla sconfitta

In OPINIONE
Giugno 07, 2026
Tra populismo e crisi d'identità, il Partito Democratico di Elly Schlein appare sempre più distante dalla tradizione riformista della sinistra italiana.

Secondo l’Enciclopedia Treccani, “predestinato indica qualcosa che è stabilito in modo irrevocabile da una volontà superiore, dal caso o da un’inevitabile sequenza di eventi. Nel caso di Elly Schlein la predestinazione al fallimento ha come cause la pochezza se non la nullità di qualità politiche e capacità di governo della cosa pubblica. Ne è prova la deriva alla quale ha portato l’attuale P.D., con una gestione che è consistita esclusivamente in una corsa, anzi una rincorsa, a chi la spara più grossa cercando di superare nelle frasi ad effetto e nel populismo Giuseppe Conte. Il P.D. che doveva fare un sol boccone dei 5Stelle oggi è a rimorchio, nel Paese, e se pur conserva u numero superiore di elettori che lo votano, è a rimorchio in termini di idee e comunicazione, rispetto agli ex grillini che condizionano il P.D. e si candidano autorevolmente alla leadership del campo largo con Conte candidato alla Presidenza del Consiglio alle prossime elezioni politiche.   Conte, il peggiore Presidente del Governo dell’Italia repubblicana, ed anche monarchica; un individuo che è tutto ed il contrario di tutto: Trumpiano e anti Trump, Putiniano ed anti Putin, riformista e populista, moderato ed estremista. Sempre lui, con la speranza di un nuovo reddito di cittadinanza che consenta di tenere in vita il partito dei 5Stelle; il partito del Super bonus edilizio, il partito delle mascherine di protezione dal covid e dei banchi scolastici con le rotelle. Il partito che c’è e non c’è in Europa, che stanzia il massimo per gli armamenti e poi si dichiara a favore della pace disarmata. Populismo e personalismo, null’altro. Gli altri compagni di merenda di Schlein sono Fratoianni e Bonelli che magari li si dovrebbe considerare pericolosi per la vicinanza ai terroristi di Askatasuna, ma che in realtà sembrano solo personaggi da Zelig senza la professionalità di Ficarra e Picone. L’altro compagno della segretaria   P.D. è Maurizio Landini al quale bisognerebbe spiegare che “la rivoluzione industriale” risale ad  oltre due secoli e che nel frattempo Lenin, Stalin e Mao sono morti e nessuno ne sente la mancanza.  Andrebbe svegliato, poveraccio! Lo ricorderanno, però, i tanti italiani che si sono visti rovinare il ritorno a casa nei fine settimana grazie agli scioperi a raffica nel settore vitale dei trasporti, tutti di venerdì.  Eppure qualche voce di tanto in tanto si leva all’interno del P.D., ignorata dalla segretaria. Sono di questi giorni infatti le dichiarazioni di Romano Prodi circa l’esigenza di un nuovo riformismo. Con le dovute distanza dal dichiarante al quale sono da attribuire errori politici e valutazioni economiche sbagliate che sono costate care al nostro Paese, l’appello al riformismo appare un richiamo utile per il P.D.   Un appello per fronteggiare l’avanzata populista alla ricerca di parole e fatti diversi per rispondere alle esigenze degli elettori. Il riformismo nel Partito Comunista è stato sempre mal sopportato, ma la caratura politica di alcuni dei suoi esponenti è riuscita a tenerlo sempre in vita e presente nel tentativo di arrestare le derive estremistiche che i vari segretari politici di volta in volta proponevano. Prodi afferma che la sfida che oggi il P.D. è chiamato a fronteggiare risponde alla decadenza e a un disegno che accresce giorno dopo giorno ingiustizie e disparità. La spinta riformista invocata da Prodi è costituita da “un’elaborazione capace di mobilitare la gran parte dell’umanità che oggi è emarginata e non trova alternativa”. Parole che già in tanti, a sinistra, condividono e suonano di rimprovero a coloro che rincorrono i populisti e gli odiatori seriali. Seguendo il filo di questi pensieri, anche Bruno Tabacci ha dichiarato: Un’azione riformatrice  presuppone che il mercato sia corretto, richiede un’economia sociale di mercato. Se questa idea riformatrice non si fa largo nella sinistra, secondo Tabacci, è dovuta all’impoverimento culturale, l’idea che non basti raggiungere un risultato, ma serva gridare più forte. La cosa compiuta non fa rumore. Parole sagge che puntualmente la Schlein ha stigmatizzato, dichiarando testualmente al riguardo: Sono dispiaciuta ma il partito resta plurale. Giuseppe Conte dovrebbe ringraziarla: è la sua sponsor principale.

di Domenico Salerno