
A Villa Doria d’Angri il confronto tra università, istituzioni, autorità di controllo e sistema produttivo. Al centro la sfida della transizione ecologica: dalla bonifica delle aree compromesse alla loro restituzione a nuove funzioni economiche e sociali. È lungo questa direttrice che si è sviluppato a Napoli il convegno “Sinergie per la sorveglianza, la rigenerazione e lo sviluppo sostenibile del territorio”, promosso dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope. Un confronto che ha riunito intorno allo stesso tavolo università, istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, autorità di controllo, imprese e operatori del settore, con un obiettivo preciso: superare una lettura esclusivamente emergenziale delle problematiche ambientali e individuare strumenti capaci di trasformare la riqualificazione dei territori in una leva di sviluppo. Una sfida particolarmente rilevante per la Campania, dove la presenza di aree industriali dismesse, siti contaminati e territori interessati da fenomeni di degrado ambientale impone di tenere insieme risanamento, sicurezza, innovazione e nuove opportunità produttive. Ad aprire i lavori è stato il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, prof. Antonio Garofalo, in un incontro moderato da Silvia Paparella, General Manager RemTech Expo e presidente di Sogesid. Il confronto ha coinvolto alcuni dei principali soggetti istituzionali impegnati nella gestione e nella prevenzione delle criticità ambientali. Tra gli interventi quelli del Commissario Unico per la Terra dei Fuochi, Gen. D. CC Giuseppe Vadalà. Sul versante della prevenzione e del contrasto ai reati ambientali è intervenuto il PM della Procura di Napoli – Sezione V Ambiente, dott. Domenico Luca Musto, mentre il sistema dei controlli è stato rappresentato dal Direttore Generale di ARPA Campania, avv. Stefano Sorvino. La dimensione della rigenerazione urbana e industriale ha trovato un punto di riferimento nel confronto sul SIN Bagnoli-Coroglio, uno dei dossier più complessi e strategici della trasformazione dell’area napoletana, con il contributo del Sub Commissario SIN Bagnoli-Coroglio, prof. ing. Filippo De Rossi. È proprio il cambio di paradigma a rappresentare uno dei temi centrali della giornata. La bonifica non più come punto di arrivo, ma come una delle fasi di un processo più ampio, nel quale la restituzione ambientale deve essere accompagnata dalla capacità di riattivare funzioni economiche, sociali e produttive. In questa prospettiva assumono particolare rilievo il presidio del territorio e la prevenzione. Un’impostazione che ha trovato spazio negli interventi del Comandante del Gruppo Carabinieri Tutela Ambiente e Sicurezza Energetica, Col. Pasquale Starace, e del Direttore Generale del Consorzio ASI Napoli, ing. Salvatore Puca. L’ing. Salvatore Puca ha portato l’esperienza concreta del progetto di recupero del sito industriale Ex-Montefibre di Acerra, sottolineando la necessità di considerare insieme gli aspetti ambientali, produttivi e occupazionali. «Un brownfield non è semplicemente uno stabilimento abbandonato, ma una storia industriale, occupazionale e ambientale. Il recupero deve partire dalla bonifica e arrivare alla creazione delle condizioni per nuove attività, infrastrutture e occupazione, evitando che si ripetano le cause che hanno portato alla chiusura del sito». Un eccezionale esempio virtuoso dove la rigenerazione nasce da un approccio tecnico avanzato senza gravare sulle casse dello Stato. La rigenerazione sostenibile non può prescindere da infrastrutture efficienti per rendere le imprese green e competitive. La sicurezza ambientale diventa così una componente della politica industriale e territoriale: senza un sistema efficace di controllo, prevenzione e monitoraggio, infatti, la rigenerazione rischia di rimanere confinata alla dimensione progettuale. Sul fronte del sistema produttivo sono intervenuti Domenico Ruggiero, Direttore Politiche e Regolazione settore Ambiente di Utilitalia. A completare il quadro istituzionale il contributo del Presidente dell’ATO NA1, Raffaele Del Giudice. Il messaggio che emerge dal confronto è quello di una crescente integrazione tra politiche ambientali e politiche industriali. La sostenibilità non viene più considerata soltanto come un vincolo da rispettare, ma come un fattore in grado di generare innovazione, investimenti e competitività. In questo quadro assume un peso particolare la componente scientifica. Tra i protagonisti del convegno il prof. ing. Francesco Colangelo, ordinario dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e direttore tecnico del CRITEST Innovation Lab – Centro di Ricerca, Innovazione, Trasferimento tecnologico e Sviluppo sostenibile per la Transizione Ecologica. Il Centro si colloca proprio all’intersezione tra ricerca applicata, innovazione tecnologica e fabbisogni del sistema produttivo. Dopo aver attivato collaborazioni con decine di università italiane ed estere, il CRITEST rappresenta un’eccellenza internazionale in termini di trade union tra mondo della ricerca e settore industriale. Un modello nel quale l’università non si limita a produrre conoscenza, ma diventa infrastruttura a supporto della trasformazione industriale sostenibile e della transizione ecologica. Il tema è destinato ad assumere un rilievo crescente: la complessità dei processi di risanamento e rigenerazione richiede infatti competenze multidisciplinari, tecnologie, capacità di analisi dei dati, sistemi di monitoraggio e soluzioni industriali in grado di rendere economicamente sostenibili gli interventi. È su questo terreno che ricerca e impresa possono incontrarsi. Da un lato la necessità di sviluppare tecnologie e metodologie sempre più efficaci; dall’altro quella delle aziende di disporre di strumenti capaci di ridurre tempi, costi e rischi dei processi di risanamento. Una parte significativa del convegno è stata dedicata ai case studies relativi alla riqualificazione dei brownfield, con il coinvolgimento di Eni Rewind, Edison, Herambiente e Greenthesis. Le aree industriali dismesse rappresentano uno dei terreni più complessi della rigenerazione territoriale. Sono spazi nei quali le esigenze di risanamento ambientale si intrecciano con quelle urbanistiche, industriali, finanziarie e sociali. Recuperare un brownfield significa infatti affrontare contaminazioni e passività pregresse, ma anche individuare una nuova destinazione capace di restituire valore al territorio. È in questo passaggio che la bonifica può diventare una vera politica di sviluppo. La rimozione del rischio ambientale costituisce la condizione necessaria; la successiva capacità di riportare attività, investimenti e occupazione rappresenta il risultato strategico. Il confronto tra esperienze industriali differenti ha consentito di portare il dibattito dal piano delle strategie a quello delle applicazioni concrete, mettendo a confronto tecnologie, modelli operativi e approcci alla gestione delle aree compromesse. Nel quadro campano, il tema della sorveglianza resta strettamente collegato alla prevenzione dei fenomeni di illegalità ambientale e alla necessità di costruire un sistema di controlli sempre più integrato. Da qui la presenza, nella stessa sede, di magistratura, forze dell’ordine, autorità amministrative e organismi tecnici. La logica è quella di una filiera della tutela nella quale competenze diverse possano condividere informazioni e strumenti. Il contrasto ai fenomeni illeciti, dunque, si affianca alla necessità di rendere più efficiente la gestione ordinaria del territorio. È questo uno dei passaggi necessari per evitare che le emergenze ambientali si riproducano e per creare le condizioni di una programmazione di lungo periodo. Il riferimento a Bagnoli-Coroglio rende particolarmente evidente la dimensione strategica della questione. La rigenerazione di un grande sito industriale dismesso non è soltanto un intervento di recupero ambientale, ma un progetto capace di incidere sull’assetto economico, urbanistico e sociale dell’intera area metropolitana. La partita riguarda quindi anche la capacità di trasformare aree oggi caratterizzate da criticità e vincoli in nuovi poli di sviluppo, ricerca, servizi e attività produttive. È la stessa logica che attraversa il confronto ospitato a Villa Doria d’Angri: il territorio da risanare può diventare territorio da riprogettare. La sfida, soprattutto in una regione come la Campania, è trasformare questa convergenza in un metodo stabile. La rigenerazione dei territori richiede infatti tempi lunghi, investimenti significativi e una governance capace di accompagnare i progetti dalla fase della caratterizzazione e della bonifica fino alla nuova destinazione economica e sociale delle aree. In questo senso, il passaggio più importante è culturale prima ancora che tecnico: la sostenibilità non come costo aggiuntivo, ma come infrastruttura dello sviluppo. Villa Doria d’Angri, affacciata sul Golfo di Napoli, ha fatto da cornice a un confronto che guarda dunque oltre l’emergenza. La posta in gioco è la capacità di restituire valore a territori segnati da decenni di attività industriali, contaminazioni o degrado, creando le condizioni per nuovi investimenti e nuove opportunità. È il passaggio dalla bonifica alla rigenerazione. E, più in profondità, dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di una politica industriale e territoriale fondata su sicurezza, innovazione e sostenibilità. L’organizzazione scientifica del convegno è stata curata da un Comitato composto da G. Vadalà, S. Paparella, I. Farina, S. Puca, C. Liguori e M.R. Della Rocca, con la prof.ssa ing. Ilenia Farina anche nel ruolo di componente della Segreteria scientifica. Per un giorno Napoli è stata così un laboratorio di confronto tra istituzioni, ricerca, controllo e impresa. Il risultato più significativo non è soltanto l’aver messo a confronto competenze diverse, ma aver riportato al centro una domanda che riguarda il futuro dell’intero territorio: come trasformare la transizione ecologica da necessità ambientale a concreta occasione di sviluppo sostenibile.
di Giuseppe Di Giacomo










