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Acqua e futuro dell’Irpinia, Rauseo (Lega): “Scelte calate dall’alto, serve chiarezza da Fico”.

In AVELLINO, CAMPANIA, POLITICA
Gennaio 11, 2026
La decisione di restare con Acquedotto Pugliese riapre il nodo Alto Calore. Il coordinatore provinciale dei Dipartimenti Tematici della Lega accusa il centrosinistra di immobilismo e chiede una strategia chiara sulla gestione della risorsa idrica.

La scelta dei sindaci dell’Alta Irpinia, seguita da quella del Consorzio ASI, di rimanere legati ad Acquedotto Pugliese riaccende una ferita che, nel territorio irpino, non si è mai realmente rimarginata: quella della gestione dell’Alto Calore e, più in generale, del governo della risorsa idrica.  A intervenire con toni netti è Franco Rauseo, coordinatore provinciale irpino dei Dipartimenti Tematici della Lega, che parla di una questione tutt’altro che tecnica. “Siamo di fronte a un tema profondamente politico – sottolinea – che da anni vede l’Irpinia subire decisioni calate dall’alto, senza una visione condivisa e senza una reale assunzione di responsabilità”.  Secondo Rauseo, l’ennesima spaccatura istituzionale dimostra quanto il problema dell’acqua resti irrisolto e quanto pesi l’assenza di una strategia chiara per il territorio. Un vuoto politico che, a suo avviso, viene aggravato dalle divisioni interne al centrosinistra. “Appare debole e frammentato – afferma – incapace di offrire una linea credibile su un bene essenziale come l’acqua”.   Nel mirino finisce in particolare il Partito Democratico, accusato di non avere una guida né un progetto sulla gestione della risorsa idrica. “Questa mancanza di visione – prosegue Rauseo – lascia spazio a decisioni che rischiano di compromettere definitivamente l’autonomia e la dignità dei nostri territori”.   Da qui la richiesta di un chiarimento politico immediato da parte del presidente della Giunta regionale, Roberto Fico.  “Il Governatore deve dire con chiarezza quale sia la sua posizione sul futuro dell’Alto Calore e sulla governance dell’acqua in Irpinia. Cittadini e imprese hanno diritto di sapere se esista una prospettiva di rilancio pubblico, efficiente e trasparente, oppure se si voglia accettare passivamente un progressivo svuotamento di ruolo e competenze”.  La chiusura è affidata a un richiamo netto al valore della risorsa idrica: “L’acqua non è una partita di potere, ma un bene comune. Su questo tema non possiamo più permetterci ambiguità, silenzi o convenienze momentanee”.

di Marco Iandolo