La notizia ha colpito improvvisamente la comunità artistica e politica: Filippo Panseca è morto all’età di 84 anni, a seguito di un infarto fulminante che lo ha colto nella quiete della notte. Nonostante il pronto intervento dei sanitari dell’ospedale Nagar di Pantelleria, dove l’artista risiedeva, non è stato possibile salvare la sua vita. Questa informazione è stata confermata dal sito locale Pantelleria Internet, lasciando un vuoto nel panorama culturale e politico italiano.
Filippo Panseca, nato nel cuore dell’arte e della politica, era conosciuto per il suo spirito innovatore e la capacità di trasformare gli spazi congressuali in vere e proprie installazioni d’arte. Il suo legame con il Partito Socialista Italiano, iniziato negli anni ’70, lo ha visto protagonista nel trattare temi di attualità con un linguaggio visuale accattivante ed espressivo. Ricordiamo, ad esempio, le celebri scenografie utilizzate durante i congressi del PSI, inclusa la memorabile piramide telematica eretta nell’area Ansaldo di Milano nel 1989 e il tempio di Rimini, realizzazioni che hanno segnato l’estetica politica del decennio.
Già dal 1964, Panseca mostrava le sue inclinazioni artistiche rivoluzionarie, insegnando figura ed ornato modellato al liceo artistico di Palermo e fondando nel 1965 il Gruppo Tempo Sud. La sua ricerca artistica lo portò, nel 1970, a sviluppare il concetto di Arte biodegradabile, anticipatore di tematiche ambientaliste nell’arte contemporanea. Le sue opere non si limitarono a esplorare i confini estetici, ma si spingevano oltre, indagando e incorporando tecniche e materiali innovativi.
Nel 1986, il suo talento venne riconosciuto a livello internazionale quando Tommaso Trini lo invitò a presentare il video “Immagini Digitali Fotodegradabili” alla Biennale di Venezia. L’anno seguente, alla Triennale di Milano, espose “Il Luogo del lavoro di Filippo Panseca”, un’installazione che evocava un laboratorio creativo di sogni e strumenti per realizzarli. Questi eventi consolidarono la sua reputazione come un artista capace di attraversare e influenzare diversi territori espressivi.
Oltre al mondo dell’arte, Panseca collaborò attivamente con il mondo della scena e del design, lavorando con istituzioni di prestigio come La Scala di Milano, e grandi aziende come Kartell e Fiorucci, mostrando una versatile applicazione delle sue visioni artistiche. Nel 1988, si distinse ulteriormente come co-fondatore del movimento Arte Ricca a Torino, dimostrando un impegno costante nell’innovazione artistica e nella sperimentazione.
Il suo genio creativo si manifestò anche negli anni Novanta con l’invenzione di Swart Art O Mat, un distributore automatico di opere d’arte, che democratizzava l’accesso all’arte rendendola disponibile tramite un sistema automatizzato. Con la serie “Cronache Mitologiche Digitali”, inaugurata nel 2009, Panseca continuò a esplorare le possibilità dell’arte digitale per riflettere sulla vita pubblica e privata delle figure contemporanee.
Con il procedere degli anni, non ha mai smesso di innovare e sperimentare, come dimostrato dalle sue opere fotocatalitiche esposte per la prima volta a giugno presso la Galleria Adalberto Catanzaro di Bagheria, che hanno rinnovato il suo interesse per l’interazione tra arte e scienza.
La scomparsa di
Filippo Panseca lascia un’eredità di creatività inesauribile e di impegno politico-culturale che ha saputo interpretare e influenzare il suo tempo con audacia e originalità. Il vuoto lasciato dalla sua assenza sarà difficile da colmare, e il suo contributo continuerà a essere un riferimento per le future generazioni nel campo dell’arte e oltre.
