“Non si può salutare un maestro della parola con troppe parole”. Comincia così Gianfranco Rotondi, il ricordo di Generoso Benigni, figura storica del foro campano e protagonista della vita politica e culturale di Avellino. Un omaggio sobrio, coerente con lo stile di un uomo che della parola fece un uso “sublime”, nella professione forense, nell’impegno pubblico e nel giornalismo. Benigni è stato prima di tutto un avvocato innovatore. Già quarant’anni fa il suo studio rappresentava un modello organizzativo moderno, «all’inglese», fondato su competenze molteplici e su un altissimo livello professionale. Da quelle stanze sono passati – e spesso tornati – alcuni dei migliori avvocati del foro campano. Non solo un dominus, ma un maestro autentico, generoso non soltanto di nome. Accanto alla professione, la politica: una passione ereditata dal padre Achille, protagonista del club liberale cittadino negli anni Settanta. In quel “piccolo mondo antico” di straordinaria nobiltà civile, Generoso Benigni maturò un’idea della politica come servizio e responsabilità. Fu vicesindaco di Avellino in anni complessi, mantenendo sempre un rapporto di pari dignità con la Democrazia cristiana e con le altre forze politiche. Negli anni Novanta aderì a Forza Italia e contribuì alla fondazione del centrodestra in città. La coalizione arrivò a un passo dalla vittoria con la candidatura a sindaco del giovane Stefano Sorvino, sostenuta convintamente da Benigni. Nonostante le pressioni di amici e colleghi – tra cui Franco D’Ercole – scelse di non candidarsi mai direttamente né alla guida del Comune né al Parlamento, pur avendone l’opportunità. Una decisione che racconta molto della sua cifra personale: lontano dall’ambizione, vicino invece alla dimensione culturale dell’impegno pubblico. Memorabile, infatti, il suo lavoro editoriale: riviste e pubblicazioni che hanno rappresentato per anni una delle poche voci sopravvissute al declino dell’editoria locale, contribuendo a mantenere vivo il dibattito cittadino. Il ricordo di Benigni è quello di un professionista rigoroso, di un politico misurato, di un uomo animato da altruismo e onestà. “Ora è nella domenica senza tramonto”, scrive chi gli è stato amico per una vita. Un’immagine che restituisce il senso di una biografia vissuta con coerenza e stile, lasciando un segno profondo nella comunità avellinese. Con la sua scomparsa, Avellino perde una figura di riferimento morale e culturale. Resta l’eredità di un metodo, di una scuola e di un esempio che continueranno a parlare, anche nel silenzio.
di Marco Iandolo

