In un momento storico in cui la difesa dei diritti dei minori dovrebbe essere al centro dell’attenzione pubblica e legislativa, arriva dalla Calabria un grido di allarme che non può e non deve lasciare indifferenti. Il garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Calabria, Luca Muglia, ha espresso profondo sdegno per una realtà quanto mai inquietante: la presenza, all’interno delle strutture carcerarie calabresi, di bambini che vivono la detenzione insieme alle madri.
Il caso che ha destato particolare impressione riguarda una giovane madre detenuta da pochi mesi, la quale vive la sua quotidianità in carcere insieme al figlio, un bimbo di soli un anno e mezzo. Muglia, che ha visitato di recente la sezione femminile di un penitenziario della regione, si dice sconcertato dalla normalizzazione di simili scenari. Nonostante la piena stima nei confronti del lavoro svolto dagli operatori del carcere e dei magistrati, nonché nel rispetto delle norme vigenti, il garante pone l’accento sulla condizione di innocenza e indifesa dei minori coinvolti in questa realtà.
È indubbio che la responsabilità di tale situazione non possa essere attribuita ai singoli individui o ai corpi professionali che operano all’interno dell’amministrazione penitenziaria; anzi, in questa specifica circostanza, si riconosce la sensibilità e l’impegno della direttrice, della Polizia penitenziaria, nonché delle aree educativa e sanitaria nell’accomodare le necessità del minore e della madre. Tuttavia, l’esistenza di una legge che consente di privare un bambino della libertà personale è vista come un vero e proprio scempio, una violenza legislativa che non può e non deve lasciarci insensibili.
L’appello di Muglia è rivolto ai responsabili politici ed istituzionali affinché intervengano con urgenza per riformare una legge che, secondo lui, ruba il futuro a creature innocenti e fragili. La privazione di libertà di un bambino ha conseguenze non solo immediate, ma anche a lungo termine, segnando la sua crescita e il suo sviluppo.
La vicenda sollevata dal garante interpella profondamente le nostre coscienze e ci invita a riflettere sull’impatto che le nostre leggi e le nostre scelte politiche possono avere su individui che dovrebbero essere protetti ed educati in un ambiente sano e stimolante, non certo dietro le sbarre di una cella. La speranza è che il caso sollevato porti a una rapida rivisitazione delle normative e a un cambiamento concreto e tangibile che possa garantire diritti e condizioni di vita adeguate per i bambini che si trovano in carcere, in modo che il loro futuro non sia compromesso dalla detenzione delle loro madri.
