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Avellino, commercio irpino ancora in crisi: quarto anno consecutivo in rosso

In AVELLINO, CAMPANIA, ECONOMIA, IN EVIDENZA
Febbraio 06, 2026
Confesercenti Avellino: nel 2025 si spende di più ma si compra di meno. Natale deludente, piccoli negozi sempre più in difficoltà. Preoccupano inflazione e calo dei volumi.

Il commercio in Irpinia continua a viaggiare in territorio negativo. Anche il 2025 si chiude con un bilancio in rosso, segnando il quarto anno consecutivo di difficoltà per il settore. A lanciare l’allarme è Giuseppe Marinelli, presidente provinciale di Confesercenti Avellino, che parla di una situazione strutturale ormai consolidata. “Ancora una volta i dati del commercio in Irpinia restituiscono una fotografia preoccupante – spiega Marinelli –. Le famiglie spendono di più, ma acquistano meno. L’aumento dei prezzi e l’inflazione stanno erodendo il potere d’acquisto reale”. Secondo i dati Istat, a fronte di lievi incrementi in valore dovuti al caro prezzi, si registra un evidente calo nei volumi di vendita. Un trend che ha trovato conferma anche nel periodo natalizio, tradizionalmente il più favorevole per i consumi. A dicembre, infatti, si è verificata una contrazione di circa l’1% sia in valore che in volume rispetto al mese di novembre.  A pesare sul risultato finale hanno contribuito diversi fattori: l’effetto Black Friday, che ha anticipato parte degli acquisti natalizi, e il maltempo che ha caratterizzato gli ultimi giorni prima delle festività, riducendo l’afflusso nei negozi.  La composizione dei consumi mostra inoltre un cambiamento significativo nelle abitudini di spesa. Per i beni non alimentari tengono solo i prodotti essenziali, come farmaci e articoli per la cura della persona, mentre arretrano in modo marcato le spese rinviabili, come calzature e utensileria per la casa. Sul fronte alimentare, invece, è soprattutto l’aumento dei prezzi a svuotare carrelli e portafogli. Le prospettive non sono incoraggianti nemmeno per il 2026.  “Le stime parlano di un anno ancora tiepido – conclude Marinelli – con un nuovo incremento dell’inflazione già registrato a gennaio, che colpisce soprattutto le spese incomprimibili come alimentari ed energia”.  Una dinamica che penalizza in particolare le famiglie a basso reddito e si riflette direttamente sulle imprese della distribuzione, soprattutto quelle più piccole. Tra volumi in calo, promozioni aggressive e concorrenza crescente tra canali di vendita, i margini si assottigliano sempre di più.  Il dato più allarmante riguarda proprio il commercio di prossimità: tra il 2022 e il 2025 le piccole superfici commerciali hanno registrato un crollo dell’11% nel volume delle vendite. Un segnale che conferma come la crisi non sia più congiunturale, ma strutturale, e che rischia di ridisegnare in modo profondo il tessuto economico e sociale dei centri urbani irpini.

di Marco Iandolo