Il referendum sulla giustizia ha ormai superato i confini del dibattito tecnico per assumere i contorni di una vera e propria sfida politica e identitaria. Ne è convinto Clemente Mastella, leader di Noi di Centro e sindaco di Benevento, che in una nota invita esplicitamente il centrosinistra a schierarsi compatto per il No. Secondo Mastella, la consultazione referendaria non può più essere letta come una somma di quesiti giuridici, ma come un passaggio politico decisivo per il futuro del Paese. “Quando una consultazione popolare assume contorni di tale carattere identitario – afferma – occorre sacrificare le sfumature e scegliere con chiarezza”. In altre parole, non è il momento della libertà di coscienza individuale, ma di una mobilitazione politica consapevole. L’ex Ministro della Giustizia riconosce la complessità delle questioni in campo, che dice di conoscere direttamente per esperienza di governo. Tuttavia, sottolinea come esistano momenti in cui l’analisi tecnica deve cedere il passo a una visione politica più ampia. “Esistono fasi – sostiene – in cui l’orizzonte superiore della politica deve prevalere sulle legittime differenze di sensibilità”. Da qui il richiamo alla storia della Democrazia Cristiana, partito che Mastella indica come modello di riferimento. La DC, pur caratterizzata da una forte pluralità culturale, nei passaggi cruciali imponeva la disciplina di partito, mettendo al primo posto la tenuta dell’indirizzo politico complessivo. Un messaggio che è anche un monito diretto al Partito Democratico e all’intero campo progressista: “Apprendano la lezione della Dc”, afferma Mastella, invitando il centrosinistra a superare divisioni e ambiguità per presentarsi con una posizione unitaria. In sintesi, per il leader di Noi di Centro il referendum sulla giustizia non è solo una scelta su norme e assetti istituzionali, ma una vera prova di maturità politica: una sorta di “ordalia”, come la definisce lui stesso, che richiede compattezza, identità e una chiara assunzione di responsabilità. E quella responsabilità, oggi, si chiama No.
di Marco Iandolo

