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Brennero, allarme Coldiretti: “Così il falso Made in Italy entra ogni giorno sulle nostre tavole”

In ATTUALITA', CAMPANIA, Caserta
Aprile 27, 2026
Dalle cagliate al pomodoro trasformato, gli agricoltori denunciano le distorsioni del codice doganale europeo e chiedono l’obbligo di etichetta d’origine per tutelare imprese e consumatori.

Migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri attraversano ogni giorno il Brennero per entrare in Italia e alimentare un sistema che, secondo gli agricoltori, rischia di penalizzare il vero Made in Italy. È l’allarme lanciato da Coldiretti Caserta, presente al valico altoatesino insieme a una delegazione nazionale guidata dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo. Al centro della protesta c’è la normativa europea sull’“ultima trasformazione sostanziale”, che consente di etichettare come italiani prodotti lavorati nel nostro Paese anche quando le materie prime provengono dall’estero. Una regola che, secondo l’organizzazione agricola, altera la trasparenza del mercato e genera confusione tra i consumatori.  “Si tratta della madre di tutte le battaglie sindacali – ha dichiarato Gesmundo – perché questo meccanismo penalizza il lavoro agricolo nazionale e consente autentici inganni commerciali”.  Tra i casi più emblematici c’è quello delle cagliate, semilavorati del latte utilizzati per produrre mozzarella e altri formaggi a pasta filata. Secondo i dati citati da Coldiretti, in Italia ne arrivano circa 150mila tonnellate l’anno, per il 90% proprio attraverso il Brennero. Una volta trasformate, queste produzioni finiscono spesso sugli scaffali accanto a quelle realizzate con latte italiano.   Situazione analoga per il latte liquido: tra il 75% e l’80% di quello acquistato dall’industria agroalimentare italiana proviene dall’estero, per un totale di oltre un milione di tonnellate destinate a yogurt, burro e formaggi. Non va meglio per il pomodoro, simbolo della tradizione campana.  “Le importazioni di prodotto trasformato – circa 256mila tonnellate – vengono utilizzate per realizzare conserve e sughi venduti all’estero come italiani”, ha sottolineato il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli.  Il fenomeno riguarda anche altri settori chiave dell’agroalimentare: dai prosciutti freschi, base per produzioni Igp, al grano straniero utilizzato per pane, biscotti e pasta, fino alle importazioni di olio d’oliva, patate e prodotti ittici.  Secondo Coldiretti, questa situazione non solo mette a rischio la trasparenza nei confronti dei consumatori, ma esercita anche una forte pressione sui prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione legati alle tensioni internazionali.  Per questo l’organizzazione chiede un intervento a livello europeo che introduca l’obbligo di indicare l’origine delle materie prime su tutti i prodotti alimentari e una revisione del codice doganale.  “La difesa del Made in Italy – conclude Coldiretti – passa dalla chiarezza in etichetta e da regole più giuste che valorizzino il lavoro delle imprese agricole nazionali”.

di Fausto Sacco