La filiera bufala–mozzarella, simbolo dell’eccellenza agroalimentare italiana, si trova oggi in una fase critica. A lanciare l’allarme è Adriano Noviello, agronomo e rappresentante del mondo agricolo, che descrive un comparto ancora capace di garantire qualità, ma ormai schiacciato da problemi strutturali sempre più evidenti. Uno dei casi più emblematici riguarda la gestione della brucellosi nel comparto bufalino campano. Per anni affrontata con misure rigide e spesso poco aderenti alla realtà delle aziende, ha prodotto abbattimenti diffusi e forti tensioni tra allevatori e istituzioni. La svolta è arrivata solo con un cambio di approccio: maggiore coinvolgimento degli operatori, vaccinazioni e sistemi di autocontrollo. Una strategia che ha portato a una significativa riduzione dei focolai. Se il fronte sanitario mostra segnali di miglioramento, resta però aperta una questione centrale: la tracciabilità. A fronte di una produzione di latte che cresce lentamente, il mercato della mozzarella continua ad espandersi. Un divario che solleva interrogativi sulla trasparenza della filiera e sulla reale origine del prodotto. Senza controlli efficaci e condivisi, il rischio è quello di compromettere la fiducia dei consumatori e penalizzare le aziende corrette. A complicare ulteriormente il quadro è l’aumento dei costi di produzione. Energia, carburante e logistica pesano sempre di più sui bilanci delle aziende agricole. In particolare, la forte dipendenza dal gasolio rende il settore vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle attività. Sul piano strategico, emerge anche il tema dell’uso del suolo. La crescente diffusione di impianti energetici in aree agricole apre un dibattito sulla destinazione della terra: produzione alimentare o produzione energetica. Una scelta che, secondo molti operatori del settore, non può prescindere dalla tutela della funzione primaria dell’agricoltura. Il quadro che emerge è quello di un sistema che continua a reggere grazie allo sforzo degli operatori, ma in condizioni sempre più fragili. La richiesta al mondo politico è chiara: riconoscere lo stato di crisi e intervenire con misure strutturali, prima che le difficoltà diventino irreversibili. La filiera bufalina resta un patrimonio da difendere, ma senza interventi concreti il rischio è quello di incrinare uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano.
di Marco Iandolo


