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CallMat, 350 lavoratori a rischio. I sindacati: “TIM chiarisca sul trasferimento delle attività”

In BASILICATA, MATERA
Settembre 24, 2026
La denuncia di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: “Mentre la Regione mette risorse per sostenere le famiglie, attività precedentemente gestite da Matera sarebbero state trasferite ad altri fornitori”. Chiesta la convocazione urgente al MIMIT.

La vertenza CallMat torna al centro del dibattito in Basilicata. Sono circa 350 i lavoratori di Matera che rischiano il posto di lavoro e, di fronte alla prospettiva dei licenziamenti, i sindacati chiedono chiarezza sulle scelte industriali che riguardano il sito lucano.   A intervenire sono le segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, con Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, che contestano in particolare il trasferimento di alcune attività precedentemente gestite da CallMat.  Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, nei tavoli ministeriali TIM avrebbe motivato la situazione con una diminuzione dei volumi di attività. Parallelamente, però, sarebbero state indirizzate verso un altro fornitore alcune attività di traffico telefonico e back office precedentemente gestite in maniera esclusiva da CallMat Matera. I sindacati riferiscono inoltre di un incremento dell’organico dello stesso fornitore nei siti di Pomezia e Cagliari.  Da qui la richiesta di un chiarimento formale: “Se i volumi sono diminuiti, TIM venga al tavolo e lo dimostri con dati, numeri e documenti. Se invece esistono attività che continuano a essere svolte e vengono trasferite da un fornitore a un altro o da un territorio a un altro, allora qualcuno deve spiegare perché Matera debba essere sacrificata”.  Nel mirino dei sindacati finisce anche la gestione istituzionale della vertenza. La Regione Basilicata, anche attraverso l’assessorato alle Attività produttive guidato da Francesco Cupparo, ha messo in campo risorse e strumenti a sostegno delle famiglie coinvolte nella crisi occupazionale. Per le organizzazioni sindacali, però, è necessario che alle misure di sostegno sociale si affianchi un confronto sulle effettive strategie industriali. L’appello è rivolto direttamente al presidente della Regione, Vito Bardi, affinché intervenga presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e chieda la convocazione urgente di TIM. I sindacati chiedono inoltre che la società chiarisca le proprie scelte industriali e occupazionali anche alla luce della recente acquisizione di TIM da parte di Poste Italiane. La vertenza potrebbe assumere anche un profilo giudiziario. Le organizzazioni sindacali annunciano infatti che intendono approfondire la sussistenza dei presupposti per un’eventuale richiesta di riconoscimento dell’interposizione illecita di manodopera per i lavoratori che, secondo quanto affermato, operano in continuità per TIM da circa vent’anni. “Non siamo disponibili a lasciare nulla di intentato per difendere l’occupazione, i diritti e la dignità dei lavoratori”, affermano le segreterie regionali, che hanno già proclamato lo stato di agitazione. La richiesta, dunque, è una sola: chiarezza. Per i sindacati il tempo a disposizione per intervenire si sta riducendo e la priorità resta evitare che la vertenza si trasformi in 350 licenziamenti.

di Fausto Sacco