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CallMat, al MIMIT il punto sulla vertenza: fondi pronti ma manca l’operatività

In BASILICATA, ECONOMIA, MATERA
Aprile 14, 2026
350 lavoratori ancora in solidarietà fino a giugno 2026. Sindacati: “Servono subito gare, tempi certi e tutele per evitare il vuoto occupazionale”.

Si è svolto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’incontro di aggiornamento sulla vertenza CallMat, alla presenza dell’UGL Tlc, dei rappresentanti aziendali e istituzionali, tra cui la Regione Basilicata e TIM. Al centro del confronto la situazione di circa 350 lavoratrici e lavoratori attualmente coperti da contratto di solidarietà, in scadenza il 30 giugno 2026. Sul tavolo un piano industriale da 15 milioni di euro – 10 regionali e 5 statali – che però, ad oggi, non ha ancora trovato una concreta attuazione. Il nodo principale resta infatti l’assenza di elementi operativi: mancano cronoprogrammi definiti, procedure di gara e clausole vincolanti per la tutela occupazionale. Una criticità evidenziata con forza dai rappresentanti sindacali, secondo cui le risorse disponibili rischiano di restare sulla carta senza un rapido passaggio alla fase esecutiva. Il progetto si articola su due direttrici. La prima riguarda una gara affidata all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la digitalizzazione degli archivi della pubblica amministrazione, con l’obiettivo di un riassorbimento stabile dei lavoratori. La seconda prevede un bando, di prossima pubblicazione, per incentivare la ricollocazione nel settore privato, in particolare nelle aziende dell’innovazione digitale. Nel frattempo, TIM garantisce la continuità delle attività fino alla scadenza del contratto di solidarietà, ma resta aperta l’incognita sul periodo successivo. Da qui la richiesta dell’UGL Tlc di riconvocare il tavolo ministeriale entro fine maggio o, al più tardi, nei primi giorni di giugno, per arrivare a un accordo concreto. La vertenza CallMat entra così in una fase decisiva: trasformare un piano già finanziato in strumenti operativi capaci di garantire occupazione e continuità. In assenza di atti concreti, il rischio è quello di un ritorno all’incertezza per centinaia di lavoratori lucani.

dalla redazione