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Carenze e Sfide del Trasporto Pubblico in Italia: Un Confronto con l’Europa

In ECONOMIA
Novembre 09, 2024

Il sistema di trasporto pubblico in Italia si trova notevolmente al di sotto degli standard europei, riflettendo una cronica insufficienza infrastrutturale e un modello di mobilità urbana prevalentemente orientato all’utilizzo dell’automobile. Questi sono alcuni dei dati emersi dal Report 2024 del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), recentemente presentato, che getta luce sullo stato dei servizi pubblici nel nostro paese.

Secondo il Cnel, l’Italia dispone solo del 40% delle infrastrutture metropolitane rispetto alla media delle principali nazioni europee, e si posiziona ancora più in basso per quanto riguarda le reti tranviarie e ferroviarie suburbane, con rispettivamente il 53,7% e il 56%. Tali cifre non solo rispecchiano una carenza infrastrutturale, ma anche una visione dello sviluppo urbano che appare ormai antiquata e inadeguata agli standard di sostenibilità e efficienza richiesti dai tempi moderni.

L’analisi del personale impiegato nel settore del trasporto pubblico locale mette in risalto ulteriori problematiche: con solo 11,3 addetti ogni 10 mila abitanti, l’Italia si colloca molto al di sotto della Germania (25,8), del Regno Unito (21,7) e della media degli stati membri dell’EU27 (16,4). Questi dati non solo riflettono una questione di efficienza del servizio, ma implicano anche una minore capacità di investimento in formazione e innovazione tecnologica, elementi fondamentali per un sistema di trasporto pubblico moderno e funzionale.

Il rapporto evidenzia inoltre una prevalenza dell’uso dell’auto che domina gli spostamenti quotidiani degli italiani. In un giorno feriale medio, il 66,3% degli spostamenti avviene in automobile, mentre solo il 7,4% fa uso di mezzi pubblici. Questo dato non solo indica una preferenza culturale e strutturale per l’automobile ma sottolinea anche la mancanza di alternative valide in termini di trasporto pubblico.

Analizzando le differenze territoriali, emergono disparità significative nell’uso del trasporto pubblico. Ad esempio, nelle regioni del Nord-Ovest, il trasporto pubblico rappresenta il 10,3% della mobilità urbana, una cifra più che doppia rispetto al meridionale 4,3%. Questo divario si acuisce confrontando le grandi aree urbane con i centri più piccoli: nelle città con più di 250mila abitanti, l’uso del trasporto pubblico raggiunge il 14,7%, mentre scende drasticamente nei centri piccoli e medi.

Questa disparità regionale e dimensionale del trasporto pubblico italiano non solo alimenta il circolo vizioso di una mobilità collettiva scarsamente utilizzata e quindi considerata un “bene inferiore” nelle politiche pubbliche, ma avvalora anche la necessità di un cambiamento radicale nel modo in cui pensiamo e implementiamo la mobilità urbana nel paese.

La relazione del Cnel, quindi, non soltanto ribadisce una condizione deficitaria nel panorama del trasporto pubblico italiano ma invita anche a un’urgente riflessione sulle politiche di mobilità sostenibile, suggerendo un ripensamento profondo che ponga al centro l’efficienza, l’inclusività e la sostenibilità ambientale. In un mondo sempre più orientato verso la riduzione dell’impatto ambientale e l’ottimizzazione delle risorse, l’Italia si trova di fronte all’impellente necessità di trasformare il proprio sistema di trasporto pubblico in un modello di mobilità del futuro, più verde, equo e efficiente.