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Concordato Preventivo: Meno Evasione di Quanto Previsto

In ECONOMIA
Novembre 09, 2024

Il tema del concordato preventivo biennale emerge con rinnovata attenzione nel contesto economico italiano, illustrando una realtà meno drammatica dell’evasione fiscale rispetto alle percezioni prevalenti. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, le stime fornite dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) riguardanti l’entità dell’evasione degli autonomi non rifletterebbero la realtà con precisione.

Nonostante le ipotesi di vasta evasione, i dati indicano che nel 2023 sono stati effettuati controlli su 3,7 milioni di attività imprenditoriali, corrispondenti a circa il 65% del totale. Questo volume di verifiche suggerisce che gli sforzi per mitigare l’evasione sono tutt’altro che trascurabili.

Le prime segnalazioni sul concordato preventivo biennale mostrano un’adesione di poco superiore ai 500.000 soggetti, con un introito per l’erario stimato intorno a 1,3 miliardi di euro, cifra inferiore ai 2 miliardi anticipati. Questo modesto risultato evidenzia che solo l’11% dei circa 4,5 milioni di lavoratori autonomi e imprese a cui l’iniziativa era rivolta ha partecipato, versando in media 2.600 euro ciascuno.

Il confronto con il “tax gap” – la differenza tra le imposte dovute e quelle effettivamente riscosse – che il Mef valuta in 82,4 miliardi di euro, getta luce sulla disparità tra le percezioni dell’evasione e i dati effettivi. La Cgia sottolinea un’elevata stima inattendibile dell’evasione dell’Irpef tra gli autonomi, prospettata a 29,5 miliardi di euro. Tale cifra implicherebbe che questi contribuenti, se davvero evadessero quasi il 70% dell’imposta, dovrebbero guadagnare il 120% in più di quanto dichiarano, un paradosso poco convincente.

Inoltre, la critica si estende alle esclusioni metodologiche del Mef, che non considera nel tax gap i lavoratori autonomi esenti dall’Irap per il regime “de minimis”, oltre a parte delle imprese agricole, professionisti senza organizzazione autonoma e il settore dei servizi domestici. Questi dati omessi rappresentano una porzione significativa del tessuto economico italiano.

La questione sollevata dalla Cgia invita a una riflessione più ampia sull’accuratezza delle politiche fiscali e sulla necessità di basare le decisioni su dati affidabili, illuminando così le dinamiche reali dell’evasione fiscale in Italia. In definitiva, il concordato preventivo biennale sembra essere non solo uno strumento sottoutilizzato ma anche un indicatore di una realtà economica diversa da quella spesso narrata. Questa analisi solleva un dialogo essenziale sulla validità delle stime di evasione e sulla necessità di strategie di recupero crediti più mirate e efficaci.