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Caserta, muore dopo il pestaggio in piazza Sant’Anna: fermato il presunto aggressore

In CAMPANIA, Caserta, CRONACA
Agosto 24, 2026
Guido Roviello, 62 anni, è deceduto in ospedale dopo l’aggressione subita mercoledì scorso. Fermato un cittadino ucraino, anch’egli senza fissa dimora. A incastrare il presunto responsabile le immagini delle telecamere e un video girato durante il pestaggio.

È ancora sotto choc la città di Caserta per la morte di Guido Roviello, 62 anni, deceduto venerdì 21 agosto in ospedale dopo essere stato brutalmente aggredito pochi giorni prima in piazza Sant’Anna.   Per l’aggressione è stato fermato dalla Guardia di Finanza di Caserta un cittadino ucraino, anch’egli senza fissa dimora, ritenuto il presunto responsabile del pestaggio. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio aggravato dai futili motivi. Saranno ora gli accertamenti dell’autorità giudiziaria a chiarire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. Determinanti per l’identificazione dell’uomo sarebbero state le immagini registrate dalle telecamere presenti in città, alle quali si sarebbe aggiunto un video realizzato da una persona presente durante l’aggressione.  Ed è proprio quel filmato a rendere ancora più drammatica una vicenda già segnata da una violenza inaudita. Nelle immagini, secondo quanto emerso, si vede Roviello mentre discute con un uomo. In pochi istanti la situazione degenera: l’aggressore colpisce violentemente il 62enne, facendolo cadere a terra, per poi infierire con calci al capo e al torace. L’uomo sarebbe stato quindi rialzato e colpito nuovamente al volto con un violento pugno. A rendere particolarmente inquietante la vicenda è anche un altro elemento: nessuno dei presenti sarebbe intervenuto per fermare l’aggressione, nemmeno la persona che stava riprendendo la scena.   All’origine del pestaggio potrebbe esserci una discussione legata ai pochi euro raccolti da Roviello attraverso l’elemosina. Un’ipotesi che dovrà essere verificata dagli investigatori e dagli ulteriori accertamenti sul caso. Guido aveva alle spalle una vita difficile. In passato aveva lavorato come cameriere, prima di perdere l’occupazione e ritrovarsi a vivere in strada. Negli ultimi tempi, però, aveva trovato un tetto a Maddaloni e frequentava la chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Caserta, dove si recava anche alla mensa. Era inoltre conosciuto dalla Comunità di Sant’Egidio, dove poteva fare una doccia e trascorrere del tempo insieme agli altri. I volontari lo ricordano come una persona buona, sensibile e rispettosa, segnata da una condizione di fragilità ma capace di costruire rapporti con chi gli stava vicino.  Non era la prima volta che Guido finiva vittima della violenza. Già nel 2019 aveva subito una grave aggressione che gli aveva provocato diverse fratture. In quella circostanza era stato aiutato dai volontari dell’associazione Angelo degli Ultimi, ma, nonostante il sostegno ricevuto, era successivamente tornato a vivere per strada. Questa volta le conseguenze sono state irreparabili. La morte di Guido lascia ora una domanda che va oltre la vicenda giudiziaria: come è possibile che una persona venga aggredita con tale violenza in un luogo pubblico senza che nessuno riesca o voglia intervenire?  Una domanda che riguarda non soltanto la sicurezza, ma anche il rapporto di una comunità con le persone più fragili e con chi vive ai margini della società.  Mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti per ricostruire ogni dettaglio della tragedia, Caserta piange un uomo che, per anni, aveva conosciuto la strada e la difficoltà, ma che aveva trovato nei volontari e nelle realtà del territorio una rete di persone capaci di riconoscerlo e aiutarlo. Ora sarà la magistratura a stabilire con precisione cosa sia accaduto in quella piazza e le responsabilità per la morte di Guido Roviello.

di Marco Iandolo