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Critiche e Perplessità sulla Riforma della Giustizia Penale

In POLITICA
Maggio 29, 2024

Di recente il Consiglio dei Ministri ha approvato una riforma che mira a riorganizzare alcuni aspetti della giustizia penale italiana. Sebbene ciò possa apparire un progresso verso la soluzione di antichi problemi, il giurista Giovanni Maria Flick ha espresso serie preoccupazioni riguardo l’effettiva utilità di tale iniziativa, soprattutto in un clima politico attualmente polarizzato dalla campagna elettorale.

Flick critica in particolare l’idea che la separazione delle carriere dei magistrati possa risolvere le inefficienze e le criticità del sistema giudiziario penale. Secondo l’ex ministro, la riforma non affronta adeguatamente le problematiche più acute, come l’esercizio abusivo dei poteri da parte di alcuni pubblici ministeri, la custodia cautelare impiegata in modo eccessivo, le indagini invasive e la tendenza di alcuni magistrati a intervenire nell’amministrazione e politica, confondendo i confini tra giurisdizione penale e merito amministrativo.

Il rischio, secondo Flick, è che il sistema previsto dalla riforma – che include la creazione di distinti Consigli Superiori della Magistratura per pubblici ministeri e per giudici – non faccia altro che rafforzare un’approccio autoreferenziale, senza intervenire sulla formazione e sulla rigorosa adesione alle norme processuali che includono l’obbligo di valutare le prove a favore degli imputati.

In tale contesto, Flick suggerisce che una maggiore efficacia si potrebbe ottenere mantenendo un equilibrio tra componenti togati e laici all’interno degli organi di autogoverno della magistratura, e proponendo la creazione di un’Alta Corte per la giurisdizione disciplinare. Questo, suggerisce, potrebbe contribuire non solo a migliorare il funzionamento della giustizia penale, ma anche a preservare l’integrità e l’autorevolezza della magistratura.

L’idea della separazione delle carriere, così come concepita, non sembra contravvenire, secondo l’ex ministro, al principio di separazione dei poteri, una posizione già corroborata in passato dalla Corte costituzionale. Tuttavia, rimane aperto il dibattito sul possibile futuro impatto politico che tali riforme potrebbero avere sull’operato indipendente dei pubblici ministeri.

In conclusione, mentre il governo e la magistratura cercano vie di riforma per affrontare la crisi che attanaglia la giustizia penale, voce autorevoli come quella di Giovanni Maria Flick offrono una prospettiva critica essenziale. È evidente che il divario tra l’intenzione legislativa e l’efficacia pratica della riforma resta ampio, suggerendo la necessità di un’analisi più profonda e di un dialogo costruttivo che realmente metta al centro i principi di giustizia e equità, per il bene della collettività e del rispetto dei diritti civili.