Le percentuali non mentono: nell’universo lavorativo degli enti locali italiani, le donne laureate superano di gran lunga i loro colleghi maschi, ma quando si tratta di occupare posizioni di comando, la bilancia pende ancora notevolmente a favore degli uomini. Una ricerca condotta da Centro Studi Enti Locali ha messo in luce come, nonostante le dipendenti pubbliche laureate siano quasi il doppio rispetto ai loro omologhi maschili, occupino solamente il 41% delle posizioni dirigenziali di maggior prestigio e responsabilità. Questo dato emerge dall’analisi dei numeri dell’ultimo conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato, riferito al 2021.
Il confronto con i dati dei cinque anni precedenti mostra che lo squilibrio tra i sessi, in termini di leadership, non ha subito variazione significative. Già nel 2016, quando il 53% dei dipendenti degli enti territoriali era di sesso femminile, il 60% dei ruoli apicali era occupato da uomini. Guardando ancora più indietro nel tempo, al 2011, si nota un leggero ma insufficiente incremento delle donne in posizioni dirigenziali, passando dal 38% al 41% attuale.
Le eccezioni a questa tendenza generale sono rappresentate da alcune regioni, in particolare Abruzzo, Calabria, Campania e Molise, dove le donne dirigenti superano la percentuale delle loro compagne di lavoro. Emblematico il caso della Calabria, in cui il 33% dei dipendenti degli enti locali è femminile, ma le dirigenti rappresentano il 45% del totale.
Complessivamente, tra le regioni italiane, l’Abruzzo si pone al primo posto per maggior numero di dirigenti donna con una percentuale del 48%, seguita da altre regioni con percentuali superiori al 40%. Al fondo della classifica troviamo Marche e Toscana (38%) e, in ultima posizione, Sicilia e Veneto dove solamente il 35% dei ruoli dirigenziali è occupato da donne, nonostante in entrambe le regioni il personale femminile sia oltre il 60%.
Questi numeri sollevano questioni significative riguardo l’evoluzione della parità di genere in Italia, specialmente in ambito lavorativo. La difficoltà delle donne di accedere ai livelli più alti di responsabilità non solo sottolinea la persistenza di una barriera culturale e organizzativa, ma pone anche interrogativi sulla reale efficacia delle politiche di inclusione e meritocrazia.
La realtà attuale impone una riflessione seria e approfondita su come si possano smantellare queste residue resistenze e permettere che il merito, indipendentemente dal genere, sia l’unico parametro di valutazione per l’accesso ai ruoli di comando. La strada verso la piena parità di genere passa inevitabilmente anche attraverso la leadership nelle amministrazioni locali, dove le donne sembrano ancora troppo spesso escluse nonostante i loro incontestabili meriti accademici e professionali.
