Il settore agricolo italiano, già messo alla prova da crisi di mercato, costi crescenti e incertezze climatiche, si trova ora a fronteggiare un’altra criticità: gli effetti del Decreto-Legge 39/2024, recentemente convertito in legge. Una norma tecnica, l’articolo 26, sta infatti generando un’ondata di preoccupazione e malcontento tra migliaia di piccole e medie imprese agricole che negli ultimi anni avevano scommesso sull’innovazione. La disposizione contestata non elimina i crediti d’imposta destinati a investimenti in tecnologie 4.0 o in ricerca e sviluppo, ma ne modifica retroattivamente l’utilizzo: i crediti potranno essere impiegati solo per compensare imposte dirette come IRPEF, IRES e IRAP, escludendo contributi previdenziali e assistenziali. Una limitazione che cambia in corsa le regole del gioco. Per molte imprese agricole il danno è immediato. Le PMI del settore hanno in genere una base imponibile relativamente bassa per le imposte dirette, ma versano contributi previdenziali consistenti e regolari. La vecchia disciplina permetteva di compensare quei contributi tramite i crediti d’imposta, garantendo liquidità e riduzione dei tempi di rientro dagli investimenti. Con la nuova norma questo non è più possibile: i crediti restano “bloccati” e rischiano di essere recuperati solo nell’arco di anni, con un impatto pesante sulla cassa aziendale. Secondo gli operatori, il problema non è solo economico ma anche di fiducia. Gli investimenti – dall’acquisto di macchinari per l’Agricoltura 4.0 ai progetti di ricerca, fino ai programmi per la transizione verde come Agrisolare – sono stati deliberati sulla base di regole precise e incentivi che promettevano un ritorno rapido e certa compensabilità. Ora molti imprenditori si sentono traditi da un cambiamento a posteriori che altera l’equilibrio finanziario dei progetti già avviati. Altragricoltura, tra le organizzazioni più attive nella denuncia degli effetti del decreto, chiede al Governo un intervento urgente su tre punti: il ripristino totale della compensazione attraverso F24, il rispetto del principio di irretroattività per gli investimenti già effettuati e una maggiore stabilità normativa, accompagnata da una semplificazione degli adempimenti burocratici. Senza una correzione, avvertono le associazioni, il rischio è duplice: da un lato molte aziende agricole potrebbero trovarsi in difficoltà nel gestire la liquidità; dall’altro potrebbe spegnersi quell’impulso all’innovazione che negli ultimi anni aveva finalmente iniziato a radicarsi nel settore. Un settore che, oggi più che mai, avrebbe bisogno di certezze per continuare a investire nel futuro.
dalla redazione

