Il dibattito sull’energia e sul futuro infrastrutturale della Basilicata torna al centro dello scontro politico. Il Partito Liberaldemocratico (PLD) interviene con una posizione netta, chiedendo di riportare la discussione su basi scientifiche e accusando parte del fronte politico di alimentare confusione e timori tra i cittadini. A scatenare la replica del partito sono state le dichiarazioni del coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Christian Giordano (Christian Giordano), sul tema del nucleare e del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.
“Deposito e centrali nucleari sono cose diverse”
Secondo il PLD, alla base del dibattito pubblico ci sarebbe una “pericolosa sovrapposizione” tra concetti distinti. A chiarirlo è Giuseppe Gravela, componente della Segreteria nazionale del partito con delega a Energia e Ambiente, che sottolinea la differenza tra produzione energetica e gestione dei rifiuti. “Una centrale nucleare produce energia, mentre il Deposito Nazionale serve esclusivamente a custodire in sicurezza i rifiuti radioattivi a bassa e media attività”, afferma Gravela, ricordando che tali scarti sono già prodotti in Italia attraverso medicina nucleare, ricerca e industria, e oggi risultano distribuiti in diversi depositi temporanei, anche in Basilicata. Per il PLD, la vera scelta sarebbe tra mantenere una gestione frammentata o concentrare i materiali in un’unica infrastruttura “progettata secondo standard internazionali di sicurezza”.
“Sì al nucleare e a un mix energetico moderno”
Il partito ribadisce inoltre il proprio sostegno al ritorno del nucleare civile, inserito in un modello energetico che veda la complementarità tra atomo e fonti rinnovabili. “Il nucleare e le rinnovabili non sono alternative, ma strumenti complementari”, sostiene Gravela, che difende anche il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, pur ridimensionandone la portata a livello nazionale. Secondo il PLD, infatti, tali strumenti sarebbero utili per l’autoconsumo locale ma non sufficienti a sostenere il fabbisogno della rete elettrica nazionale. Con una metafora provocatoria, il partito paragona l’idea di affidare grandi consumi industriali alle sole rinnovabili locali a “una dinamo di biciclette per alimentare un’acciaieria”.
Sicurezza dei territori e accuse di “NIMBY”
Un altro punto centrale riguarda la sicurezza del territorio. Il PLD respinge le preoccupazioni legate alla fragilità geomorfologica della Basilicata, definendo il tema “strumentalizzato in chiave emotiva”. Secondo il partito, le procedure di selezione per il Deposito Nazionale escluderebbero già automaticamente le aree non idonee dal punto di vista geologico, idrogeologico e sismico. Sul piano politico, il segretario regionale del PLD Basilicata, Nicola Zaccara, accusa parte del dibattito pubblico di essere dominato da logiche “NIMBY”, cioè opposizioni locali sistematiche a infrastrutture considerate però necessarie per la transizione ecologica. “Si invoca la transizione energetica, ma poi si respinge ogni opera utile a realizzarla”, afferma Zaccara, definendo il Deposito Nazionale “una infrastruttura di sicurezza, trasparenza e modernità”.
“Serve una politica che decida e spieghi”
In chiusura, il PLD rivendica una linea favorevole all’innovazione tecnologica e alla programmazione energetica di lungo periodo. “Sì al nucleare, sì alle rinnovabili, sì all’innovazione e alla ricerca”, ribadisce il segretario regionale. “La politica ha il dovere di spiegare ai cittadini la complessità delle scelte, non di rincorrere il consenso attraverso gli slogan”.
di Fausto Sacco

