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Escalation Preoccupante per le Ecomafie nel 2023

In ECONOMIA
Luglio 11, 2024

Il fenomeno delle ecomafie in Italia ha registrato un’impennata allarmante nel 2023, una crescita che rafforza la preoccupazione per la sicurezza ambientale e giuridica del paese. Secondo il recente rapporto “Ecomafia 2024” pubblicato da Legambiente, i reati legati alla criminalità ambientale hanno evidenziato un aumento del 15,6%, culminando in un totale di 35.487 illeciti penali, corrispondenti a un’incidenza di quattro illeciti ogni ora. Questa escalation sottolinea non solo la resilienza delle reti illecite in questo settore, ma anche la crescente sfida che rappresentano per le istituzioni e la società civile.

Il sud Italia emerge come l’area più colpita, con la Campania, Sicilia, Puglia e Calabria a fronteggiare il maggior numero di crimini ambientali. Su un più ampio spettro, il colloquio concentra l’attenzione sul ciclo illegale del cemento, sui delitti associati al ciclo dei rifiuti e sui reati contro gli animali, riflettendo una variegata gamma di operazioni illecite che spaziano dalla gestione irregolare dei rifiuti alla predazione indiscriminata sulla fauna.

L’economia sottostante a questi crimini è altrettanto robusta e preoccupante. Il fatturato generato dalle attività illecite legate all’ambiente è stato storicamente difficile da quantificare a causa della sua natura occulta, tuttavia, il rapporto stima che il giro d’affari possa raggiungere e superare i 8,8 miliardi di euro. Un’economia parallela di questa magnitudine non solo sottrae risorse essenziali e danneggia gravemente l’ecosistema, ma destabilizza anche l’equilibrio economico e sociale del paese.

Quest’anno, in occasione del trentesimo anniversario della sua prima pubblicazione, il report “Ecomafia” non solo fornisce statistiche aggiornate, ma invita anche a una riflessione critica sulle politiche finora implementate per contrastare questi fenomeni. Nonostante gli sforzi delle autorità e diverse iniziative legislative, il rapporto evidenzia come il fenomeno non solo persista ma, in alcuni contesti, sembri aggravarsi. Questo pone urgente la necessità di strategie più efficaci e di un impegno rinnovato nel contrasto e nella prevenzione.

L’analisi condotta da Legambiente chiama in causa non solo le forze dell’ordine e gli apparati giuridici, ma l’intera società. È fondamentale sensibilizzare ancor di più l’opinione pubblica sui rischi delle ecomafie, puntando su un’educazione capillare che penetri nelle scuole, nelle università e nei forum pubblici, strategia essenziale per costruire una cultura di respingimento attivo di tali pratiche.

Concludendo, mentre il rapporto “Ecomafia 2024” getta una luce cruda sulla situazione attuale, esso dovrebbe funzionare come un catalizzatore per rinnovare e intensificare gli sforzi di contrasto. La lotta contro le ecomafie non è solamente una battaglia legale o economica; è una lotta culturale e sociale che richiede un impegno collettivo, trasversale e incessante. Solo così potremo aspirare a un futuro in cui la legalità e il rispetto per l’ambiente non siano più l’eccezione, ma la regola.