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Fallimenti e conniventi

In IN EVIDENZA, OPINIONE
Ottobre 26, 2026
Dalle contraddizioni delle proteste violente al fallimento degli ideali di pace e solidarietà: il disagio dei giovani, le responsabilità delle generazioni e lo sciacallaggio di chi alimenta divisioni e conflitti anziché cercare soluzioni.

Le immagini delle devastazioni e violenze perpetrate nel centro di Milano lasciano il segno, non passano inosservate e inducono ad alcune considerazioni. A seconda delle varie sensibilità colpiscono i corpo a corpo in particolare tra giovanissimi e altrettanto giovani poliziotti, l’assalto e relative distrazioni in una libreria, il ghigno del segretario CGIL che sulle ceneri annuncia uno sciopero generale per il 20 novembre prossimo. La giovane e giovanissima età dei manifestanti induce a chiedersi da dove nasce tutto questo scontento. Le ragioni del dissenso e che hanno determinato la manifestazione sono varie e fanno emergere un malessere sociale molto intenso, eppure la maggior parte dei giovani vivono in un ambiente protettivo, con genitori e spesso anche nonni che non lesinano assistenza e aiuti anche economici.  Le statistiche economiche, positive per la diminuzione del tasso di disoccupazione ma non brillanti per altri versi, disegnano un Paese abbastanza differente dal Paese reale che seppure nei disequilibri, nelle carenze in settori importanti come la sanità, vedono però nelle masse godere di un tenore di vita che consente ampi margini nell’usufruire beni e consentire consumi tutto sommato di buon livello. Il panorama mondiale, è vero, offre più tenebre che luci, ma i Paesi non solo dell’occidente godono degli effetti positivi di una globalizzazione che pure permette di godere gli agi di una società basata sui consumi.  I disequilibri di fondo, le ingiustizie sociali esistono e sono gravi, ma quello che è più grave è l’odio ecumenico e il dover vivere in un tempo di guerra a fette ma che non sta risparmiando nessuno. Come e perché si è arrivati a questo punto; se c’è lo chiediamo non possiamo non ammettere le responsabilità di generazioni che con nobili ideali hanno invece realizzato un mondo ingiusto, crudele, basato sull’odio e sulla violenza.  Le generazioni successive alla seconda guerra mondiale hanno creduto in idee di pace e rispetto per i diritti degli individui, ma alla fine hanno realizzato società con disequilibri e violenze. Un vero fallimento che pure partiva da idee opposte e che ha mancato all’appuntamento con la storia. Tutti ci siamo schierati per la pace e la solidarietà ma il mondo è oppresso da guerre e ingiustizie sociali.  I giovani che si ribellano sono l’ennesimo esempio di atti difformi dalle intenzioni: si distrugge, si ruba, si fa violenza in nome del pacifismo e del rispetto per gli esseri umani.  Oltre al fallimento di intere generazioni di individui dobbiamo registrare il fenomeno odioso messo in atto da quelli, e sono tanti, che se va tutto male hanno raggiunto il loro scopo. Sciacallaggio politico, sindacale, economico. Purché si parli male di tutti va bene così.  Ci sono anche quelli, per restare all’Italia che considerano il nostro uno Stato di polizia: parla gente che probabilmente non ha vissuto nemmeno un minuto in un vero Stato di polizia. Gente che vuole ignorare come si vive in Iran, Russia, Turchia, gente che non lesina ad emettere giudizi impietosi e ingiusti nei confronti degli organi di polizia italiani rendendosi in questo modo sodali dei delinquenti, dei violenti, dei facinorosi, dei veri fascisti che tendono più al rosso che al nero.  Il fallimento e gli errori, quasi soprusi, appartengono purtroppo a tutte le componenti sociali: destra, sinistra, centro, genitori e figli, maestri ed alunni, organismi della tecnologia e della comunicazione.  Tutti comportamenti sbagliati eppure la partenza è la visione di un mondo caratterizzato dalla pace sociale e dal rispetto reciproco sono speranze di tutti. Si dovrebbe stare tutti dalla stessa parte, invece si è eternamente nemici.

di Domenico Salerno