Il futuro della Menarini Bus torna al centro dell’attenzione e, questa volta, a rompere il silenzio sono direttamente i lavoratori. A sette mesi dalla cessione dell’azienda a soggetti privati, la situazione viene descritta dalle maestranze come sempre più preoccupante: lo stabilimento di Flumeri è fermo, gli ordini restano senza risposte certe e, soprattutto, continuano ad abbandonare l’azienda figure professionali considerate strategiche. Un esodo che, secondo i lavoratori, rischia di compromettere il patrimonio di competenze costruito negli anni. Nel corso degli ultimi mesi avrebbero lasciato l’azienda il direttore dello stabilimento di Flumeri, i responsabili delle risorse umane, il capo della progettazione, il responsabile acquisti, oltre a ingegneri, tecnici e addetti all’after sales. A questi si aggiunge ora l’uscita di uno dei vertici del Consiglio di Amministrazione, che ricopriva anche l’incarico di responsabile del commerciale Italia. È proprio quest’ultima uscita ad alimentare ulteriormente le preoccupazioni dei lavoratori, che parlano di un progressivo impoverimento della struttura aziendale. “Non è una riorganizzazione – sostengono i lavoratori – è la distruzione di un patrimonio industriale”. E utilizzano una metafora destinata a sintetizzare il momento: “Se chi conosce la rotta abbandona la nave, significa che la tempesta sta travolgendo tutto”. La preoccupazione non riguarda soltanto il presente, ma soprattutto l’assenza di certezze sul futuro. I lavoratori denunciano di essere a casa da oltre sette mesi e chiedono di conoscere quale sia oggi il reale progetto industriale per la Menarini Bus, quali investimenti siano effettivamente previsti e quale sia la situazione degli ordini. Domande che i dipendenti rivolgono innanzitutto al Governo, chiedendo di fare chiarezza anche sulla gestione attuale dell’azienda. “Dove sono finiti il piano industriale, gli investimenti annunciati e la copertura degli ordini?”, chiedono i lavoratori. E ancora: “Quale sarà il destino dello stabilimento di Flumeri e delle nostre famiglie? Chi sta realmente prendendo le decisioni oggi in questa azienda?”. Da qui la richiesta di un intervento istituzionale immediato. I lavoratori chiedono al Governo la convocazione di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ritenendo ormai indispensabile un confronto che consenta di verificare il piano industriale, gli investimenti e le prospettive occupazionali. L’appello è rivolto anche alla politica regionale e alle organizzazioni sindacali, chiamate a intervenire prima che la situazione diventi irreversibile. Ai sindacati viene chiesto di sostenere con determinazione la vertenza, utilizzando tutti gli strumenti disponibili per fermare quella che viene definita una vera e propria “emorragia di competenze” e per difendere i posti di lavoro. La vicenda Menarini Bus si inserisce così nel quadro delle crisi industriali che continuano a interessare il territorio irpino, con lo stabilimento di Flumeri che rappresenta non soltanto un luogo di lavoro, ma un patrimonio produttivo e professionale costruito nel corso degli anni. Il timore dei lavoratori è che, mentre si attende una svolta, il tempo possa giocare contro l’azienda e contro la possibilità stessa di un rilancio. Il riferimento finale è ancora a Dante e alla celebre immagine della “nave sanza nocchiere in gran tempesta”. “Noi lavoratori non vogliamo affondare nell’indifferenza delle istituzioni”, è il messaggio lanciato dalle maestranze. La richiesta, dunque, è chiara: Governo, Regione e sindacati intervengano subito per capire quale rotta si intenda dare alla Menarini Bus e, soprattutto, per evitare che quando arriverà il momento di ripartire non ci sia più una struttura industriale in grado di farlo. Per i lavoratori, il tempo delle attese sembra essere ormai finito. Ora servono risposte.
di Marco Iandolo

