Un’ondata di malcontento percorre le strade di Roma e gli ambienti giornalistici italiani: la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) ha dato il via a una mobilitazione senza precedenti. Lo scatenante è l’approvazione dell’emendamento presentato dal deputato Enrico Costa, che mira a impedire la pubblicazione, sia integrale che parziale, delle ordinanze di custodia cautelare. L’emendamento è percepito dalla FNSI come un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto fondamentale dei cittadini di essere informati.
La marcia di protesta, definita eloquentemente “contro ogni bavaglio”, non è solo una manifestazione fisica di disapprovazione, ma l’inizio di una campagna più ampia di resistenza civile. Alessandra Costante, segretaria generale della FNSI, non ha esitato a denunciare un trend inquietante volto a erodere la dignità della professione giornalistica. Fa eco a questo sentimento il presidente della FNSI, Vittorio di Trapani, mettendo in guardia contro l’abuso del concetto di garantismo, sottolineando come la vera essenza di questo valore risieda nella trasparenza e non nell’oscurantismo.
La piattaforma di protesta non si limita alla questione dell’emendamento Costa; è un’indignazione più radicale contro diverse iniziative legislative, tra cui la riforma Cartabia, la limitazione sulle intercettazioni telefoniche e la riforma della diffamazione attualmente in discussione in Senato. Tutte, secondo la FNSI, minacciano il dovere giornalistico di informare il pubblico.
La dimostrazione di vigorosa opposizione ha preso una piega simbolica quando i giornalisti, coadiuvati dal loro sindacato, hanno sfilato per le strade della capitale con bavagli sulla bocca, un gesto emblematico che raffigura la morsa imposta al loro diritto di parlare e di scrivere liberamente in un contesto democratico.
Una serie di eventi sono stati pianificati per mantenere l’impulso della protesta, con il prossimo appuntamento fissato per il 3 gennaio. La conferenza dei fiduciari e dei comitati di redazione si riunirà in tale data per discutere e decidere le future azioni da intraprendere in difesa della professione giornalistica e contro l’imposizione di bavagli legislativi.
Intanto, l’appello della FNSI si estende oltre i confini della professione: nei giorni a venire, la segretaria Costante ha invitato i giornalisti a sollevare il problema direttamente alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione della sua conferenza stampa di fine anno, rinviata al 4 gennaio 2024. Il messaggio è chiaro: servono più domande, non meno; più informazione, non meno. Il diritto alla conoscenza è un pilastro della nostra società, e la stampa intende difenderlo con tenacia e determinazione.
