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Giustizia al bivio: confronto a Napoli sulla riforma costituzionale

Magistrati a dibattito tra favorevoli e contrari: indipendenza, correntismo e nuovi equilibri al centro del referendum.

Un confronto diretto, articolato e privo di slogan ha animato il dibattito organizzato da Manageritalia Campania in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Al centro dell’incontro, le modifiche più controverse: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il doppio Consiglio Superiore della Magistratura, il sorteggio dei suoi membri e l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare.  A sostenere le ragioni del “no” è stato il magistrato Vanni Corona, che ha messo in guardia sui possibili effetti della riforma sugli equilibri istituzionali. Secondo Corona, intervenire sull’assetto del Csm rischia di indebolire il potere giudiziario, compromettendo la sua funzione di controllo sugli altri poteri dello Stato. Un cambiamento che, a suo avviso, potrebbe accentuare uno squilibrio già percepibile nel sistema, soprattutto in un contesto di ridotta iniziativa legislativa. Di segno opposto la posizione di Catello Maresca, favorevole alla riforma. Per l’ex pubblico ministero, il doppio Csm non mette in discussione l’autonomia della magistratura, ma rappresenta un passo necessario per correggere distorsioni interne, in particolare il fenomeno del correntismo. Il sorteggio dei membri, pur anomalo nel panorama europeo, viene indicato come uno strumento utile a limitare dinamiche di potere e favoritismi emerse negli ultimi anni.  Una posizione più cauta è stata espressa da Pier Paolo Baretta, che ha evidenziato alcune criticità, soprattutto sul meccanismo del sorteggio, ritenuto poco coerente con i principi della rappresentanza democratica. Dubbi anche sulla separazione del Csm, che potrebbe ridurre gli spazi di controllo anziché rafforzarli.  Il dibattito ha offerto così uno spaccato chiaro delle due visioni contrapposte: da un lato la tutela dell’indipendenza della magistratura, dall’altro la necessità di riformarne i meccanismi interni per garantire maggiore trasparenza e responsabilità. Un confronto che riflette la complessità di una scelta destinata a incidere in modo significativo sull’equilibrio dei poteri dello Stato.

di Fausto Sacco