La recente decisione della Corte Costituzionale sull’articolo 187 del Codice della Strada, che punisce la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti solo in presenza di un concreto pericolo per la sicurezza stradale, ha suscitato forti perplessità nell’Ordine dei Medici di Roma. Secondo Stefano De Lillo, vicepresidente dell’Omceo della Capitale, l’uso di droghe è intrinsecamente incompatibile con la guida, perché altera lo stato di vigilanza e la consapevolezza del conducente. “L’assunzione di sostanze di abuso è sempre un pericolo – spiega – e legare la punibilità alla valutazione del singolo caso introduce un’eccessiva discrezionalità”. I medici ricordano inoltre che molte sostanze psicotrope si accumulano nei tessuti e possono influenzare le capacità di guida anche a distanza di tempo, mentre alcune nuove droghe non sono nemmeno rilevabili con i test attuali. A sostegno della loro posizione vengono citati studi internazionali: negli Stati Uniti e in Canada, dopo la legalizzazione della cannabis, si è registrato un aumento significativo degli incidenti stradali con presenza di Thc. “Così si perde il valore preventivo della norma – conclude De Lillo –. Come per le cinture di sicurezza o i limiti di velocità, la legge dovrebbe prevenire il rischio prima che si verifichi l’evento tragico, adottando un approccio più scientifico e meno discrezionale”.
di Fausto Sacco


